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L’Onu mette in guardia sulle conseguenze della repressione

Siria, non si placa la protesta. La rivolta è anche on line

Attese per oggi grandi manifestazioni anti governative

Siria, non si placa la protesta. La rivolta è anche on line
26/03/2011, 13:03

DAMASCO - “Leone, leone nel Hawran... Lepre, lepre nel Golan!”, è stato lo slogan ripetuto ieri da migliaia di abitanti di Daraa, epicentro della violenta repressione del regime siriano nel capoluogo della regione meridionale dell’Hawran, confinante con la Giordania e con le Alture del Golan, in parte in Siria e in parte ancora occupate da Israele. Il presidente Bashar al Assad (in arabo “leone”) e l’intera sua famiglia, come riportato oggi dal quotidiano ‘La Stampa’, sono stati presi pesantemente di mira dagli inferociti manifestanti del sud del Paese, che hanno dato fuoco a un’altra statua di Hafez al Assad, fondatore della Siria moderna e noto in Occidente come il “Leone di Damasco”. Anche in Siria, dunque, le proteste anti regime si allargano a macchia d’olio, oltre i confini del sud fino alle città medio - grandi del Nord – Est, e, per la prima volta da decenni, i cittadini siriani hanno violato una delle linee rosse da sempre imposte dal regime, prendendo di mira direttamente la politica di “resistenza” siriana contro Israele. La situazione in Siria comincia a preoccupare seriamente. E non poco, al punto tale che l’alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Navi Pillay, ha messo in guardia la Siria contro il rischio di una “spirale di violenze” generata dalla repressione violenta delle manifestazioni e l’ha invitata a imparare le lezioni dagli eventi in Maghreb e Medio Oriente. Intanto, però, le rivolte continuano: sono attese per oggi in tutto il Paese manifestazioni di protesta come lo chiede da giorni, sulla propria pagina Facebook, il gruppo “The Syrian revolution 2001”, giunto a oltre 85mila fans, che pubblica gli appelli in arabo e inglese. L’ennesima protesta giunge dopo la sanguinosa repressione di ieri che ha provocato oltre 30 morti in tutto il Paese, 55 in tutto dall’inizio degli scontri, dopo che in diverse città, migliaia di persone erano scese nelle strade, come non era mai accaduto da anni, in aperta sfida alle forze di sicurezza e al regime. La situazione più drammatica resta nella città di Daraa, Siria meridionale, simbolo della protesta, ma anche teatro di una carneficina: ieri la polizia ha aperto il fuoco sui manifestanti in piazza, uccidendo almeno 15 persone e portando il bilancio della settimana ad almeno 55 persone.

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di Antonio Formisano
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