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Il presidente Usa precisa: "La Siria non sarà un altro Iraq"

Siria, Obama: "Il nostro paese è più forte quando agisce unito"

Segnali positivi arrivano dalla diplomazia internazionale

Siria, Obama: 'Il nostro paese è più forte quando agisce unito'
08/09/2013, 11:19

Alla vigilia della discussione alla Camera bassa, che inizierà domani a Washington, sulla spedizione punitiva che Obama intende lanciare contro il regime di Bashar Al-Assad, il presidente degli Stati Uniti ieri ha lanciato un messaggio per rimarcare l’importanza di un intervento congiunto e compatto di Usa, alleati, Ue e Onu.

“Come leader della più antica democrazia del mondo so che il nostro Paese è più forte quando agisce unito. E' per questo che ho chiesto al Congresso di votare”. Obama è ben cosciente dell’incertezza in campo politico e pertanto ha deciso di fare appello alla Nazione, spiegando che una violazione non punita del bando contro l’utilizzo di armi chimiche potrebbe ritorcersi contro il paese e mettere a rischio la sicurezza nazionale e la comunità internazionale, minacciata da un possibile utilizzo di armi chimiche e nucleari. Nonostante ciò, Obama ha precisato che “la Siria non sarà un altro Iraq”. Tuttavia, stando ai sondaggi, solo il 36% degli americani appoggia la strategia delineata dal presidente Obama per reagire alla crisi siriana. Si tratta della percentuale più bassa degli ultimi vent’anni per un’operazione militare americana all’estero. Le campagne militari in Kosovo, in Iraq nel 1991, in Afghanistan nel 2001 e di nuovo in Iraq nel 2001, infatti, godevano tutte di un maggiore consenso, che in alcune circostanze ha raggiunto anche picchi dell’82% della popolazione.

Segnali positivi, invece, arrivano dalla diplomazia internazionale. A chiusura del vertice del G20 di San Pietroburgo, infatti, il presidente degli Stati Uniti ha ricevuto due importanti segnali di approvazione della denuncia americana contro il regime siriano. Catherine Ashton, a chiusura dell’incontro tra i 27 ministri degli Esteri dei paesi membri dell’Ue a Vilnius ha riconosciuto che il 21 agosto scorso si sia verificato un evidente attacco chimico in larga scala e che si sia trattato di una grave violazione del diritto internazionale da parte del governo siriano. L’Ue, intanto, chiede una risposta forte, ma al contempo vuole che sia l’Onu  ad esprimersi in maniera definitiva sulla questione.

Se, da una parte, le diplomazie internazionali sembrano convergere verso un processo di legittimazione della missione contro il regime siriano di Bashar Al-Assad, dall’altra l’opinione pubblica e i politici dei singoli paesi assumono spesso posizioni differenti. Al momento solo i governi francese e danese hanno dichiarato la loro disponibilità a scendere in campo al fianco degli Usa.

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di Vanessa Ioannou
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