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Il rais: "Gli oppositori sono fuorilegge da contrastare"

Siria, solo oggi 60 vittime. Assad: "Un dovere agire"

Continua la repressione da parte del regime siriano

Siria, solo oggi 60 vittime. Assad: 'Un dovere agire'
07/08/2011, 15:08

ROMA - Continua la repressione da parte dell’esercito siriano contro il suo stesso popolo. Nel corso di questo 2011, molte sono state le sommosse popolari, sedate con sanguinose operazioni militari che hanno visto cadere diecine e decine di civili. Il Presidente è anche segretario generale del partito Baʿth, Bashar al-Asad, che guida il paese grazie all’eredità della famiglia Asad (formalmente la Siria è una repubblica retta dal gruppo etnico-religioso degli alauiti, al cui vertice è dal 1970 la famiglia Asad, titolare della Presidenza della Repubblica in forma ormai ereditaria), ha allentato la repressione dei dissidenti ma ha messo in chiaro che la sua priorità è lo sviluppo economico, e non la liberalizzazione politica. Del resto nello Stato è ancora in vigore la legge marziale. Stamane, i carri armati dell'esercito siriano hanno preso d'assalto all'alba la città di Dayr az Zor, nell'est del paese. A renderlo noto militati di organizzazioni dei diritti umani. I carri armati sono penetrati in diversi quartieri e bombardamenti sono stati segnalati in almeno tre settori. Dayr az Zor, capoluogo della regione orientale dell'Eufrate, é una città dominata dalle tribù, al confine con l'Iraq e le autorità siriane temono che possa trasformarsi in un nuovo epicentro della rivolta.

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Sono nel complesso quasi sessanta i civili uccisi soltanto oggi nei raid scatenati dai mezzi corazzati del regime di Bashar al Assad in diverse zone della Siria: lo ha denunciato Suhair al Atassi, portavoce dell’Unione di Coordinamento della Rivoluzione Siriana, una delle principali organizzazioni dell’opposizione operanti in patria. Secondo il portavoce, 38 persone hanno perso la vita a Deir Ezzor, a circa 320 chilometri a nordest di Damasco; altre tredici sono morte in un rastrellamento condotto dalle forze di sicurezza, appoggiate da autoblindo, nei villaggi della pianura di Houla, a 30 chilometri a nord di Homs, capoluogo dell’omonima provincia nel centro del Paese; otto infine sono le vittime a Hulla, città situata nella stessa provincia e attaccata in forze dai carri armati governativi.
Intanto è tornato a parlare il presidente siriano Bashar al Assad e lo ha fatto per giustificare dal suo punto di vista il “giro di vite” contro le proteste nelle città siriane. È “un dovere dello Stato”, ha detto, agire contro “i fuorilegge”. “La Siria è sul cammino delle riforme”, ha continuato Assad secondo quando riferito dall’agenzia Sana. Far fronte a fuorilegge “che interrompono strade, isolano città e terrorizzano i residenti è il dovere di uno Stato che deve difendere la sicurezza e proteggere le vite dei cittadini”. Le sue parole arrivano il giorno dopo una conversazione telefonica con il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, che gli ha espresso la “profonda preoccupazione” della comunità internazionale per le crescenti violenze e gli ha chiesto di fermare l’intervento dei militari contro i civili inermi.

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di Rosario Scavetta e Antonio Formisano
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