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Soldati israeliani ammettono: dovevamo uccidere i civili a Gaza


Soldati israeliani ammettono: dovevamo uccidere i civili a Gaza
15/07/2009, 12:07

Non che fosse una novità, perchè l'avevano segnalato tutti (ONU, Human Rights, Amensty International, ecc.): i soldati israeliani, quando sono entrati a Gaza durante l'operazione "Piombo Fuso", avevano ricevuto l'ordine di sparare sui civili senza scrupoli. A dirlo sono ben 30 soldati che hanno partecipato all'offensiva, attraverso il gruppo "Breaking the silence" (rompendo il silenzio). "Se non sei sicuro, uccidi. Siamo entrati nella zona e le esplosioni erano pazzesche. Quando abbiamo avuto il via, abbiamo semplicemente cominciato a sparare contro i luoghi sospetti. In una guerra urbana, tutti sono tuoi nemici. Non ci sono innocenti", questo hanno riferito i soldati, di avere ricevuto come ordini. Il rapporto, lungo ben 112 pagine, parla del divieto che avevano i soldati di parlare con i mezzi di informazione; nonostante questo, ci sono stati questi trenta soldati che hanno descritto la situazione.
Ovviamente le autorità israeliane hanno respinto le accuse, dicendo che i loro soldati rispettano il diritto internazionale. Ma le testimonianze (i testi sono sul sito www.breakingthesilence.org.il) dicono il contrario. Ci sono per esempio i casi dei civili palestinesi che venivano costretti, con i fucili puntati alla schiena, ad entrare negli edifici che si sospettava potessero essere stati minati. Ma già durante le operazioni si parlò di altri casi di civili che venivano radunati in una abitazione, bloccati al suo interno murando le aperture; dopo di che l'artiglieria israeliana colpiva l'edificio, uccidendone gli occupanti.
Certo, se questo fosse successo altrove, Israele subirebbe la condanna unanime per crimini di guerra contro l'umanità. Ma si sa che nessuno lo farà, dato che Israele gode della guarentigia totale: qualsiasi stage commetta, ha sempre ragione.

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di Antonio Rispoli
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