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La under 17 di mogadiscio:"Continueremo gli allenamenti"

Somalia: i Calciatori sfidano gli integralisti Shabab


Somalia: i Calciatori sfidano gli integralisti Shabab
12/07/2010, 20:07

KAMPALA - Ancora non si hanno certezze riguardo l'attentato terroristico di ieri notte che, attraverso due esplosioni, ha procurato 64 vittime tra gli spettatori della finale dei mondiali che veniva trasmessa nella città di Kampala; in Uganda. Tuttavia, le autorità ugandesi, sembrano avere pochi dubbi riguardo l'identità dei criminali: si tratterebbe infatti dell'ennesima, violenta rappresaglia degli integralisti islamici Shabab contro uno sport, il calcio, descritto come "un atto satanico che corrompe i musulmani".
Oltre al divieto di particare il gioco del pallone, inoltre, i fondamentalisti che hanno preso oramai il controllo della capitale Somala e di diversi altri territori dello stato africano, hanno punito con l'assassinio alcuni cittadini "colpevoli" di aver seguito le partite dei mondiali di Calcio appena conclusi. Nonostante minacce ed attentati, però, i giocatori dell'under 17 somala, hanno deciso di continuare ad allenarsi nel polveroso campo da gioco di fortuna realizzato all'interno della stazione di polizia di Mogadiscio. E' quello, infatti, l'unico luogo dove i ragazzi possono giocare senza correre il rischio di essere arrestati, torturati o addirittura uccisi come è accaduto anche a diversi presidenti di alcune squadre di calcio locali.
Il clima di terrore instaurato dagli estremisti è sottolienato anche dal presidente della federazione calcio della Somalia, Abdulghani Sayeed. Sayeed appoggia la battaglia che stanno combattendo i giovani calciatori e precisa che "reclutando giovani evitiamo che siano gli Shabab a impossessarsi di loro per combattere. E' questa la motivazione per cui ci hanno dichiarato una guerra spietata".
E difatti, i due stadi che si trovano all'interno della capitale somala, sono stati occupati dai militanti vicini ad Al Quaeda e vengono utilizzati per formare nuove reclute e, in particolare, nuovi ragazzi soldato. Anche per tale motivo, la Federazione, ha pensato dunque di entrare nelle scuole per far conoscere il calcio agli studenti di età compresa tra i 10 ed i 14 anni; sapendo bene che è proprio quella la fascia d'età prediletta dagli integralisti per formare nuove reclute pronte alla guerra senza sosta. Nessuna  reale giustificazione religiosa, quindi, ma solo la necessità di non distrarre i ragazzi con lo sport per poter contare su un numero maggiore di giovanissimi soldati da mandare a morire.
Inutile precisare, comunque, che i calciatori della Somalia fanno una vita decisamente diversa rispetto ai loro colleghi europei, americani ed asiatici e che, in quei territori devastati ogni giorno da guerre fratricide e povertà assoluta, tirare calci ad un pallone rappresenta in via primaria un modo per non finire con un fucile in mano o sotto un mucchio di cadeveri. Per questo, come sottolinea anche Sayeed, è fondamentale mantenere in vita il calcio in Africa visto che, come intuibile, le ragioni sono decisamente più umanitarie e sociali che economiche.

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di Germano Milite
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