Dal mondo / Medioriente

Commenta Stampa

Yemen, preoccupazione per il carabiniere italiano rapito

Spadotto è nelle mani di una tribù non legata ad Al Qaeda

Sono state avanzate le richieste per la sua liberazione

Spadotto è nelle mani di una tribù non legata ad Al Qaeda
31/07/2012, 09:23

SANA’A (YEMEN) - Si mantiene alta la preoccupazione per la vicenda del carabiniere italiano rapito in Yemen domenica scorsa. Con il passare delle ore, fonti del ministero dell’Interno yemenita sono riuscite a ricostruire le fasi del rapimento: Alessandro Spadotto, addetto alla sicurezza dell’ambasciata italiana a Sana’a, si troverebbe prigioniero nella provincia petrolifera di Marrib. A prenderlo in ostaggio sarebbero stati i membri di una tribù che non ha nulla a che vedere con Al Qaeda. Nello specifico si tratterebbe della tribù degli Al-Jalal, il cui capo è Ali Nasser Hariqdane, ricercato per il suo coinvolgimento in atti di banditismo. A quanto pare, i rapitori avrebbero già avanzato delle richieste per il suo rilascio: per la liberazione di Spadotto chiedono, infatti, la scarcerazione di un detenuto, loro parente, un indennizzo, e soprattutto la restituzione di diverse terre situate nella capitale Sana’a, che dicono di essere di loro proprietà.

Queste notizie arrivano al termine di una giornata di intenso lavoro da parte della Farnesina, che ha attivato tutti i canali per seguire da vicino la vicenda, e dopo una lunga conversazione telefonica tra il titolare della Farnesina stessa, Giulio Terzi, e il ministro degli Esteri yemenita, Abu Bakr al Qirbi: anche l’autorità yemenita ha confermato la totale disponibilità del governo di Sana’a a collaborare e il massimo impegno di polizia e intelligence, affinchè questa vicenda possa risolversi in tempi brevi e positivamente. I servizi di Sicurezza sono impegnati a ottenere “la liberazione dell’ostaggio il più rapidamente possibile”, ha infatti assicurato il ministero degli Interni yemenita. Intanto, la Procura di Roma ha aperto un fascicolo sul rapimento del connazionale: l’ipotesi di reato presa in considerazione dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal sostituto Francesco Scavo è sequestro con finalità di terrorismo.

Commenta Stampa
di Redazione
Riproduzione riservata ©