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In tutto 159 referendum proposti dagli stati americani

States: referendum per marijuana legale, caccia e tasse


States: referendum per marijuana legale, caccia e tasse
02/11/2010, 17:11

Alle tradizionali elezioni "midterm" (di metà mandato), saranno ben 38 gli stati americani che chiameranno i propri cittadini ad esprimersi su temi importanti o, più semplicemente, "curiosi". Qualche esempio? Nello stato di Washington, un gruppo di megamiliardari con a capo Bill Gates, è già da qualche tempo deciso a condurre una vera e propria battaglia per poter pagare più tasse.
In Oklahoma, invece, c'è l'intenzione di vietare l'osservanza di leggi islamiche anch se, all'interno dello stato, sono da sempre vigenti esclusivamente norme americane. In California, poi, è già pronto un referendum per chidere la legalizzazione della marijuana a scopo ricreativo. Da domani, dunque, i cittadini potranno esprimere il proprio parere sui temi più diversi grazie all'utilizzo di questo schema di democrazia diretta che prevede, attraverso referendum abrogativi o propositivi, la possibilità di cancellare le leggi emanate dai parlamenti locali e/o proporne di nuove.
E mentre i democratici di Barack Obama perdono numerosi "punti simpatia" e si fanno scavalcare in diversi stati dai rappresentanti della destra conservatrice dei Tea party, come precisa anche il Sole 24 Ore, la stramberia o l'estremismo argomentale di molti referendum made in Usa non si dimostra assolutamente causale ma, al contrario, fin troppo palesemente precalcolata. Il trucco, infatti, consiste nel proporre votazioni su tematiche magari di nicchia ma al contempo molto sentite per la curiosità che stuzzicano nella maggioranza della popolazione. E così, tra la xenofobia anti-slamica ed il nazionalismo esasperato dell'Oklahoma (dove si pensa di imporre l'inglese come lingua nazionale e di vietare leggi come la Sharia), si passa con disinvoltura all'inviolabile diritto alla caccia invocato con insistenza quasi ossessiva da Arizona, Arkansas, Sud Carolina e Tennessee.
Non mancheranno, comunque, votazioni del tutto inutili (le leggi statali restano comunque subordinate a quelle federali) che mirano a lanciare un segnale forte al presidente degli States. In Oklahoma, Arizona e Colorado, infatti, il Tea Party ha proposto un referendum per escludere i cittadini di quegli stati dal pagamento dell'assicurazione sanitaria obbligatoria introdotto proprio dal sempre meno popolare Obama. Sempre i conservatori, tentano di prodursi in destabilizzanti opere di sabotaggio nei riguardi del governo di Washington proponendo una serie di votazioni per un poderoso abbassamento delle tasse. In particolare in Massachusetts, stato che deve far fronte ad un buco di bilancio da 2,5 miliardi di euro, la destra americana ha proposto un decremento delle imposte indirette dal 6,25% al 3%. Una simile operazione finanziaria, secondo i calcoli del preoccupatissimo governatore Devon Patrick, comporterebbe circa 2 miliardi di dollari in meno di gettito.
Ma nel variegato panorama statunitense non c'è soltanto chi invoca, "tradizionalmente", l'abbassamento della pressione fiscale. Nello stato di Washington, dove in pratica non esiste alcun tipo di imposta statale sui redditi, c'è chi come Bill Gates è deciso a voler tassare tutti coloro che guadagnano più di 200.000 dollari all'anno. Motivo? Per il magnate della Microsoft, soprattutto in tempi di crisi, anche "i ricchi devono fare la loro parte" (in tal caso garantendo introiti per 11,2 miliardi di euro in un quinquennio).
Tra le altre proposte interessanti formulate attraverso i ben 159 referendum, c'è quella voluta dal Colorado per vietare totalmente il debito pubblico. Maine ed Oregon, dal canto loro, tentano di risollevarsi dalla crisi dilagante propiziando la costruzione di diversi casinò sul proprio territorio nazionale. Nell'euforia del voto diretto, lo zampino democratico si scorge in maniera più evidente in California dove, infatti, gli obama boys stanno lottando per legalizzare la marijuana utilizzata per smanie ricreative.
Tra provocazioni, assurdità e necessità concrete, gli analisti prevedono comunque che circa il 60% dei quasi 160 referendum proposti risulterà alla fine positiviamente accolto dall'elettorato.

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di Germano Milite
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