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Ex ostaggi e familiari chiedono giustizia

Strage di Dubrovka: "Dopo dieci anni vogliamo la verità"

Negli scontri tra russi e ceceni rimasero uccise 130 persone

Strage di Dubrovka: 'Dopo dieci anni vogliamo la verità'
23/10/2012, 17:16

MOSCA - Rimane una delle pagine più oscure e non spiegate della lotta al terrorismo di matrice cecena nella Russia di Vladimir Putin. Venerdì ricorre il decimo anniversario dell'assalto da parte delle forze speciali al teatro Dubrovka di Mosca, dove per tre giorni 916 spettatori alla rappresentazione della sera del 23 ottobre 2002 furono tenuti in ostaggio da un commando di 40 ceceni armati e con indosso cinture esplosive che chiedevano il ritiro delle forze russe dalla Cecenia. Centinaia di persone, ex ostaggi e familiari degli ostaggi morti quel giorno, si sono date appuntamento per chiedere alle autorità russe le spiegazioni che ancora mancano sulla morte di 130 persone, uccise dal gas a cui non è ancora stato dato un nome attraverso il sistema di ventilazione del teatro dalle unità speciali prima del blitz (scienziati occidentali hanno stabilito che nella miscela vi era il fentanyl, un anestetico usato negli interventi di neurochirurgia). Alle 7.40 di mattina di venerdì nella chiesa di fronte al teatro si terrà una messa in ricordo delle vittime, e alle dieci sarà osservato un minuto di silenzio. La Corte europea dei diritti dell'uomo lo scorso anno aveva costretto le autorità russe ha versare un risarcimento medio di 40mila euro a ognuno dei 64 sopravvissuti che aveva denunciato Mosca a Strasburgo, molti dei quali rimasero intossicati dal misterioso gas. A tre di loro è comunque stato negato, per via dei refusi nel patronimico riportati nella sentenza. Uno degli avvocati dei sopravvissuti Igor Trunov, rende noto che il tribunale di Lefortovo sta esaminando la richiesta di aprire una nuova inchiesta per chiarire i dettagli dell'operazione, così come era stato sollecitato dal Consiglio d'Europa. L'organizzazione “Nord Ost” (il titolo del musical in cartellone al Dubrovka la sera del sequestro) fondata dai sopravvissuti e dai familiari delle vittime, come la copresidente Tatyana Karpova, che perse il figlio di dieci anni, non ha nessuna intenzione di arrendersi e assicurare che “continuerà a combattere” perché sia fatta giustizia. Concluso l'assedio, gli ostaggi agonizzanti per gli effetti del gas furono lasciati senza alcun soccorso sulla strada.

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di Valerio Esca
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