Dal mondo / Africa

Commenta Stampa

Il presidente al-Bashir accetta la secessione del Sud

Sud Sudan, sì all'indipendenza


Sud Sudan, sì all'indipendenza
08/02/2011, 08:02

KARTHOUM (SUDAN) - I risultati ufficiali del referendum che si è tenuto dal 9 al 15 gennaio scorso in Sudan confermano che il 98,83% dei votanti della regione meridionale del Paese si è espresso a favore della secessione dal Nord. I dati ufficiali sono stati resi noti ieri sera dalla commissione del referendum. Onu, Ue e Usa hanno accolto con soddisfazione la notizia.
Il capo dello stato sudanese, Omar al-Bashir, in un discorso pronunciato alla tv di Stato ha comunicato di accettare il risultato del voto, poichè esso rispecchia la volontà del popolo. Il referendum, del resto, era già previsto come atto finale dell'accordo di pace del 2005 tra Nord e Sud che ha posto fine alla guerra civile nel Paese.
Il nome del nuovo Stato, il 54esimo dell'Africa, non è ancora stato stabilito; ma ci sono grandi probabilità che si opti per "Sud Sudan". La capitale provvisoria è Juba.
Come al-Bashir, anche Salva Kiir, il leader del Sud, ha assunto toni concilianti, sottolineando che "Nord e Sud devono costruire rapporti saldi". Inoltre, ha promesso di sostenere la campagna di Karthoum per la cancellazione dei debiti del Paese e di impegnarsi per favorire un alleggerimento delle sanzioni internazionali.
Ma nel Paese restano forti dubbi sulla possibilità che dall'indipendenza scaturisca un nuovo periodo di incertezza per la regione. In particolare si teme che la secessione possa riaccendere il conflitto sul controllo delle riserve petrolifere del Sud. Inoltre, Mohamed Hassan al-Bashir, il fratello del presidente sudanese, assumendo una posizione differente dagli altri, afferma che i sud sudanesi avevano il diritto di procedere alla secessione, in quanto ciò era previsto dagli accordi di merito, ma presto potrebbero pentirsi di questa scelta. Mohamed Hassan al-Bashir argomenta quest'affermazione spiegando che la regione meridionale è segnata da gravi problemi quali la carenza di infrastrutture, l'analfabetismo e l'impreparazione della classe dirigente, da considerarsi, per lo più, conseguenze della guerra civile. Tutto ciò potrebbe avere delle forti ripercussioni sulla politica del nuovo Stato.
La proclamazione del nuovo Stato è prevista per il prossimo 9 luglio. Intanto, Nord e Sud devono trovare un accordo sulla linea di frontiera, sulla spartizione delle riserve petrolifere e sulla regione dell'Abyei, dove si trovano i pozzi d'oro nero, la cui appartenenza ancora non è stata attribuita al Nord nè al Sud.

Commenta Stampa
di Vanessa Ioannou
Riproduzione riservata ©