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Sudamerica, la prima vittima di una guerra è la verità


Sudamerica, la prima vittima di una guerra è la verità
21/02/2012, 08:02

di Eleazar Díaz Rangel

(Direttore di un quotidiano venezuelano)

Dieci anni fa pronunciavo un discorso che iniziava cosi: “Nel 1917, ci fu una volta in cui tra lo sviluppo della prima deflagrazione mondiale e il modo in cui la stampa e le agenzie restringevano l’informazione e nascondevano o deformavano i fatti, il Senatore nordamericano Hiram Johnson affermò che "la prima vittima di una guerra è la verità".

Di certo quella frase non fece il giro del mondo in quei giorni, ma è riuscita ad attraversare una realtà presente già da alcune decadi, rendendosi evidente in tutti i successivi conflitti armati, in particolar modo durante la Guerra del Golfo e durante l’invasione dell’America Latina a Grenada, vicino alle nostre frontiere orientali, quando l’informazione venne sequestrata ed amministrata dalle forze spedizioniere.

Se ciò accadeva quasi un secolo fa, quando ancora venivano utilizzati i piccioni viaggiatori per trasmettere le informazioni, potrete immaginare come sarà oggi, quando Ignacio Ramonet considera che nei più importanti conflitti bellici esiste uno stato maggiore mediatico.

Nella grave crisi che sta attraversando la Siria, è facile osservare come le agenzie ed i servizi internazionali utilizzino fonti informative di opposizione al Governo di Damasco; cosicché oggi l’opinione che abbiamo, al meno noi latinoamericani, è stata formata negli uffici cablografici nutriti dall’informazione ricevuta dai gruppi di opposizione. Anche in questo conflitto è morta la verità, come è successo in Libia, che ha smesso di fare notizia nelle agenzie internazionali nonostante la conflittualità esistente al momento nel paese e le distruzioni causate dai bombardamenti della Nato.

Se ci spostiamo in America Latina, anche l’immagine che ci facciamo di quello che accade nei nostri paesi è creata dalle agenzie internazionali; in tal senso, occorre riconoscere gli sforzi realizzati da Telesur per avvicinarsi ad una realtà che gli altri ignorano. Nel conflitto colombiano, ogni volta che si registrano scontri con la guerriglia, chi fornisce l’informazione è proprio una delle parti in conflitto: l'esercito colombiano.

E infine arriviamo in Venezuela, altro paese in cui esiste una guerra mediatica.

Molto spesso le notizie che circolano all’estero offrono l’immagine di un paese in bancarotta, privo di libertà di stampa e guidato da forme di governo di carattere dittatoriale.

E’ l’informazione che vede, ascolta e legge chi tiene acceso alla maggior parte dei mezzi di informazione più potenti dell’America Latina, della Spagna e di alcune città nordamericane.

Questa situazione si ripete in paesi come l’ Ecuador, la Bolivia, il Nicaragua, e in minor grado in Argentina e Brasile (ricordiamo che il Presidente Lula in un’opportunità disse che non leggeva i giornali del suo paese perché farlo gli provocava acidità).

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di Redazione
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