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Gheddafi: "Migliaia di morti se ci sarà attacco Usa"

Tensione altissima a Tripoli, bombardato deposito a Bengasi

L'Unicef avvia una raccolta fondi per donne e bambini

Tensione altissima a Tripoli, bombardato deposito a Bengasi
04/03/2011, 21:03

TRIPOLI - Prosegue l’ondata sanguinosa di scontri che ha colpito da giorni la Libia. Questa sera è’ stato bombardato un deposito di armi nei sobborghi di Bengasi: a compiere il gesto, i fedeli di Muammar Gheddafi. Intanto, lo stesso premier continua a lanciare la sua invettiva attraverso i media locali: “saranno migliaia i morti sei ci sarà un attacco Usa o Nato” - ha detto in tv, aggiungendo –“Berlusconi ricordi che la Libia sono io. Abbiamo costretto l'Italia a scusarsi per il suo colonialismo, Roma ha pagato i danni”.
Insomma, la polemica infiamma, soprattutto nei confronti dell ‘America. Lo stesso Barack Obama ha continuato a mantenere una linea di ferro contro il colonnello libico, dichiarando che “gli Stati uniti sono oltraggiati da quanto sta succedendo, dalle violenze commesse contro il popolo libico. Vorrei che fosse chiaro: la violenza deve cessare, Gheddafi deve andarsene''. Obama si è poi dimostrato possibilista sull’ipotesi di un attacco militare e non ha escluso nessun tipo di intervento in merito.
Ieri Gheddafi aveva accolto positivamente la proposta di mediazione internazionale promossa dal presidente del Venezuela Hugo Chavez (ed attualmente al vaglio della Lega Araba), anche se contemporaneamente la Corte Suprema dell’Aja aveva deciso di aprire un fascicolo sui crimini contro l’umanità di cui la Libia si sarebbe macchiata da gennaio ad oggi.  
Secondo le stime dell’Onu, ad oggi sarebbero circa 180mila le persone in attesa di emigrare sui confini. Di queste, circa 77.300 profughi hanno già  attraversato i confini tra la Libia e l'Egitto, in gran parte egiziani, mentre un numero simile è fuggito a ovest in Tunisia. Altri 30mila sono ancora in attesa nel Paese, ai confini, tentando di entrare in Tunisia. Fleming ha detto che le forze di Muammar Gheddafi sembrano prendere di mira proprio tunisini ed egiziani, forse credendoli la causa che ha dato spinta alle rivolte popolari contro il regime. Nei Paesi vicini, infatti, i regimi autoritari sono già stati scalzati nei passati due mesi da ondate di proteste. Così, l’Unicef ha lanciato un appello di raccolta fondi per circa 7,2 milioni di dollari, che dovrebbero servire a coprire le spese mediche ed alimentari soprattutto di donne e bambini. L’organizzazione, in collaborazione con l’ Unhcr, l'Oim, le Societa' della Mezzaluna Rossa di Egitto e Tunisia, ha attivato i propri volontari, che adesso si trovano ai confini tra Tunisia ed Egitto.

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di Ornella d'Anna
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