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Ogni Paese va per conto suo e non c'è accordo

Toronto: dal G20 tanti impegni e nessuna sostanza


Toronto: dal G20 tanti impegni e nessuna sostanza
28/06/2010, 09:06

TORONTO (CANADA) - Un breve documento finale, nel quale si prendono pochi impegni e si fanno tante promesse: questo è l'esito del G20 di Toronto, in cui si è discusso della crisi mondiale e delle misure per far ripartire l'economia.
Anche il documento finale è deludente: niente tassazioni per le banche o per le transazioni finanziarie, perchè "esistono altri approcci (ma quali? ndr)" da valutare. C'è il "no alla corruzione", ma senza prendere alcun provvedimento comune. AI 20 capi di Stato basta dire che "siamo concordi nel riconoscere che minacci l'integrità dei mercati, eroda la concorrenza equa, distorca l'allocazione delle risorse, distrugga la fiducia pubblica e metta a repentaglio lo Stato di diritto". SI invitano i Paesi aderenti a lasciare che la ripresa - che viene ritenuta in corso - faccia il suo effetto, limitandosi a ridurre le diseguaglianze che essa provoca ed amplia, e a riequilibrare la domanda globale, in modo da avere comunque un mercato. Inoltre si segnala il problema dei livelli occupazionali, in calo in tutto il mondo e che costeranno, solo nel 2010, fino a 30 milioni di posti di lavoro.
Interessante poi l'accenno del "no al protezionismo", contenuto nel documento, e l'impegno fino al 2013 "a non innalzare barriere o erigerne di nuove agli investimenti o agli scambi di beni e servizi, a non imporre nuove restrizioni alle esportazioni, ovvero a non applicare misure non confromi all'Organizzazione mondiale del commercio per stimolare le esportazioni". Infatti Europa ed USA sono decenni che hanno alzato mura protezionistiche enormi, degne della Grande Muraglia Cinese, contro Sudamerica e Africa, al preciso scopo di impoverire questi Paesi ed impedire che allevatori e coltivatori europei e statunitensi debbano affrontare la concorrenza di prodotti di migliore qualità e non avvelenati da pesticidi (nel caso dei prodotti agricoli) o da estrogeni ed altri farmaci (nel caso della carne).

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di Antonio Rispoli
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