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Kaaim: “Negoziati in corso in capitali arabe ed europee”

Tripoli accusa la Nato: “Boicotta i colloqui con i ribelli”

Il regime smentisce “l’esecuzione dei detenuti”

Tripoli accusa la Nato: “Boicotta i colloqui con i ribelli”
05/07/2011, 10:07

TRIPOLI – Sulla questione di ipotetici colloqui segreti tra il regime di Muammar Gheddafi e i rappresentanti dei ribelli libici arriva oggi la forte accusa di Tripoli: sarebbero gli alleati della Nato a boicottare le trattative in corso, da ormai oltre due mesi in diverse capitali arabe ed europee, con gli insorti di Bengasi. “L’unica parte che accusiamo è la Nato”, ha infatti confermato il vice ministro libico degli affari Esteri, Khaled Kaaim.
Alcuni stati membri dell’Alleanza pare non sostengano i colloqui tra il governo del rais e i ribelli: questa sarebbe inoltre la ragione principale per cui ci sono stati dei ritardi nell’inizio dei negoziati. L’accusa del vice ministro Khaled Kaaim tuona in maniera chiara e forte sulle pagine del “Telegraph”: obiettivo del regime di Gheddafi, stando a quanto è stato riportato alla stampa, sarebbe quello di “evitare la guerra civile, con ulteriore spargimento di sangue”, al fine di poter giungere “ a una riconciliazione tra i libici”. Obiettivo, quest’ultimo, ostacolato dagli alleati dell’Alleanza, che cercherebbero di boicottare “qualsiasi forma di dialogo” con gli stessi ribelli di Bengasi.
Sempre da Tripoli, inoltre, arriva la smentita all’accusa di aver giustiziato detenuti come punizione per le loro famiglie che hanno rifiutato di unirsi a una manifestazione a sostegno di Muammar Gheddafi.”Questa notizia è priva di fondamento e nessun giornale o (altra) agenzia di stampa l’ha data”, si legge in una nota del governo, che accusa inoltre l’agenzia France Presse di “mettere in gioco” la sua credibilità. “Non c’è stata alcuna violenza sulla popolazione e un milione di persone ha preso parte alla manifestazione” che si è svolta venerdì nella Piazza Verde di Tripoli.
Tale notizia nasceva dalla testimonianza di un uomo nella città roccaforte dei ribelli, Bengasi, che aveva raccontato all’Afp che suo nipote era stato ucciso dopo diversi mesi di detenzione; e che il suo cadavere era stato scaricato all’esterno dell’abitazione della famiglia sabato, a Tripoli, come punizione per il loro rifiuto di aderire alla manifestazione filo-Gheddafi.

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di Antonio Formisano
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