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Libia, le forze del raìs bombardano ciecamente Misurata

Tripoli avverte: “Stop alle bombe o Bengasi senza acqua”

I racconti dei primi testimoni giunti in Turchia: un inferno

Tripoli avverte: “Stop alle bombe o Bengasi senza acqua”
04/04/2011, 19:04

TRIPOLI - L’Italia riconosce il Consiglio Nazionale Transitorio libico (Cnt) come “unico interlocutore legittimo”, ad Ankara si discute l’ipotesi di una tregua alla crisi libica, su cui la Turchia cercherà di mediare, e si prende in considerazione un probabile “cessate il fuoco”, a Tripoli, invece, si punta il dito contro i raid “degli aerei invasori”: basta bombardamenti o molte città libiche, compresa la capitale degli insorti, Bengasi, andranno incontro “all’interruzione dell’approvvigionamento idrico alle popolazioni”. È questo l’avvertimento, pubblicato tramite l’agenzia Jana, con il quale il ministero libico dell’Agricoltura avvisa che le infrastrutture libiche e le condotte del Grande fiume artificiale, acquedotto che rappresenta la fonte idrica, dalla quale dipende non meno del 70 per cento degli abitanti della Libia, corrono gravi pericoli in seguito ai bombardamenti.
In Libia, infatti, si continua a bombardare. E questo indipendentemente dall’intervento militare della coalizione. Non si placano i combattimenti a Misurata, città libica a est di Tripoli sul Golfo di Sirte. E, mentre i ribelli chiedono nuovamente l’appoggio della coalizione internazionale per venire a capo dell’artiglieria pesante delle forze del colonnello Muammar Gheddafi, quello che è stato definito come “l’inferno di Misurata” traspare dal racconto degli oltre 250 feriti arrivati a Bengasi, a bordo di un traghetto turco a vari piani. Sono i primi testimoni di quello che sta accadendo, perchè la città è chiusa all’esterno. “Posso vivere o morire, ma penso alla mia famiglia e agli amici bloccati nell’inferno di Misurata”, racconta in lacrime Adbullah Lacheeb, che ha gravi lesioni al bacino e allo stomaco, oltre a una ferita alla gamba. “Provate a immaginare: usano i carri armati contro i civili: Gheddafi è pronto a uccidere tutti”. Mohammed Muftah, 24 anni, descrive del giorno in cui, seduto dinanzi casa, gli è piovuta una raffica di colpi di mortaio a poche centinaia di metri di distanza: “Hanno ucciso intere famiglie, le donne. Un mio vicino ha perso la moglie e i suoi tre figli. Tutto questo solo per terrorizzare la gente”. Il pericolo, infatti, arriva pure dai franchitiratori di Gheddafi, che si sono installati sugli edifici più alti della città e sparano direttamente sulle finestre delle case e su qualunque cosa si muova nelle strade.

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di Antonio Formisano
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