Dal mondo / Europa

Commenta Stampa

TURCHIA, ERDOGAN: IL PKK NEMICO DA ELIMINARE


TURCHIA, ERDOGAN: IL PKK NEMICO DA ELIMINARE
08/11/2007, 10:11

ROMA  Il Pkk per la Turchia non è nient'altro che "un nemico da eliminare". Recep Tayyp Erdogan non ha usato giri di parole ieri per far capire che ormai la pazienza di Ankara nei confronti dei "terroristi" curdi ha passato il limite: anzi, "come diciamo noi in Turchia - scandisce Erdogan - 'il coltello ha raggiunto l'ossò ".
Il primo ministro turco è sbarcato l'altroieri sera a Roma dopo una missione a Washington, durante la quale si é sentito ripetere da George W. Bush che il Partito dei lavoratori curdi è "un nemico" anche per gli Stati Uniti, che hanno promesso ad Ankara di condividere informazioni di intelligence sulle basi curde in Nord Iraq nelle quali si annidano i separatisti. Ma che l'opzione di un'incursione dell'esercito turco in territorio iracheno sia ancora ampiamente sul tavolo lo dimostrano le parole durissime di Erdogan. Malgrado, nella conferenza stampa di ieri a Palazzo Chigi con Romano Prodi, il premier italiano avesse pochi istanti prima lodato "la moderazione" che finora ha guidato la Turchia. "Credo che la lotta al terrorismo - aveva suggerito Prodi - sia non cedere alle provocazioni eccessive, e dar prova di forza democratica", così come ha fatto Ankara in questo lungo anno elettorale. Di fronte ai cronisti che gli chiedono quale sia l'atteggiamento dell'Italia di fronte allo spettro di una guerra che giorno dopo giorno prende sempre più consistenza, il presidente del Consiglio non si sbilancia, assicurando però il "pieno sostegno" di Roma soprattutto in materia di intelligence e informazioni. Così come si fa "tra paesi amici in situazioni di questo genere". Amicizia e solidarietà che Erdogan non trova però in Europa, malgrado il Pkk compaia nella lista nera delle organizzazioni terroristiche stilata a Bruxelles. E il suo malumore, il premier turco, non lo nasconde affatto, accusando di "inadeguatezza" quei paesi europei che "hanno catturato alcuni leader e poi, in una maniera che non conosco, li hanno fatti rimpatriare in Iraq". "Questa - tuona Erdogan - non è un'azione comune contro il terrorismo". Tanto più se tutta la stampa occidentale, invece di bollare i militanti del Pkk come "terroristi", si limita a parlare di "guerriglieri" e "ribelli". "E' ora che si diano una scossa", mastica amaro Erdogan. 
Il cammino di Ankara verso Bruxelles è stato l'altro tema caldo in agenda nei colloqui tra Erdogan e Prodi, all'indomani del rapporto annuale della Commissione europea che ha rimandato la Turchia in molte materie, notando soprattutto un "rallentamento" nelle riforme. Un rallentamento che pure c'é stato, ammette il primo ministro turco, soprattutto in considerazione della lunga stagione elettorale che si è appena conclusa ad Ankara. Ora però, aggiunge subito Erdogan ribadendo la "determinazione" del suo Paese, "possiamo riavviare il processo" e promuovere i passi necessari "per implementare le riforme". A partire, come annunciato ieri dal governo turco, dalla libertà di espressione. Da Prodi, e questa non è una novità, è arrivata la conferma dell' appoggio italiano verso una piena adesione della Turchia all'Ue. Con il presidente del Consiglio che ha spronato Ankara ad andare avanti con le riforme. Un atteggiamento molto apprezzato da Erdogan: "Cambiano i governi, ma non cambia il sostegno italiano al mio Paese. Un fatti che mi fa grande piacere e di cui voglio ringraziarvi", ha sorriso Erdogan. Che non a caso in serata ha fatto visita anche a Silvio Berlusconi, grande alleato del premier turco ai tempi di Palazzo Chigi e ora suo amico personale.
(fonte: ANSAmed).

Commenta Stampa
di Redazione
Riproduzione riservata ©