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Il problema è in particolare a Gerusalemme Est

Ue: "Basta colonie israeliane, sanzioni contro gli insediamenti"


Ue: 'Basta colonie israeliane, sanzioni contro gli insediamenti'
27/02/2013, 14:23

GERUSALEMME (ISRAELE) - C'è voluta una missione della Ue che è andata a visitare Gerusalemme Est e Ramallah, perchè ci fosse un documento ufficiale di condanna contro Israele. Infatti, nel rapporto, si fa presente come gli insediamenti israeliani, soprattutto quelli a Gerusalemme Est, sono il più grande ostacolo verso il raggiungimento della pace nell'area. In particolare, sotto accusa è il piano E1: una serie di insediamenti per tagliare in due la Cisgiordania. Se realizzato, si creerebbe una parte nord e una parte sud, tagliati in due da una serie di insediamenti israeliani dello spessore di qualche chilometro. Si tratta di un piano di espansione edilizia varato dal governo israeliano come punizione per i palestinesi, all'indomani del riconoscimento della Palestina come membro dell'Onu. 
Ma sotto accusa sono anche gli insediamenti a Gerusalemme Est, annessa illegalmente e unilateralmente (viene specificato nel rapporto) benchè abitata da arabi, nel 1967 e da allora è stata in parte riedificata, cacciando dalle loro case gli arabi e facendo vivere lì solo persone di religione ebraica. E che ci sia questo preciso intento, lo dimostrano i dati: la popolazione araba è pari al 37% degli abitanti di origine ebraica, ma ricevono solo il 10% delle risorse
Per questo nel rapporto si invitano i 27 Paesi europei a mettere sanzioni economiche contro i prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani e contemporaneamente scoraggiare e bloccare i finanziamenti diretti a quelle stesse zone. 
Per carità, l'intento è ottimale. Ma anche sanzioni di questo genere sono insufficientui: basta che una azienda che lavori nei territori occupati metta la sua sede a Tel Aviv, Haifa, o in un'altra delle città della costa e la sanzione si rivela inutile. Per fare una cosa del genere, bisogna trattare Israele come viene trattato l'Iran: embrago totale, senza acquistare nulla in quel Paese. 

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di Antonio Rispoli
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