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Lo rivela il commissario Olli Rehn

Ue, Italia: crescita a ribasso, peggiora disoccupazione

Pil si ferma a +0,6%, migliora il deficit al 2,6%

Il commissario Olli Rehn
Il commissario Olli Rehn
25/02/2014, 14:42

BRUXELLES - La notizia buona è che in Italia c’è una ripresa. Quella brutta è che si parla ancora di lenta ripresa. Il dato positivo è che c’è una buona domanda esterna ed una discreta attività industriale che fa ben pensare. Tuttavia, le previsioni sono leggermente al ribasso.  La stima della Commissione Ue corregge la proiezione del Pil di novembre e da +0,7% aggiornandola a +0,6%. Ipotesi più rosee nel 2015 dove si parla di una crescita del +1,2%. 

EUROZONA. Nell'Eurozona segnerà +1,2% nel 2014 e +1,8% nel 2015 (con una revisione di +0,1 punti rispetto alle previsioni d'autunno). Più marcati i dati Ue-28, rispettivamente +1,5% e +2,0%.

SPREAD IN CALO. I conti migliorano in Italia ed è merito del calo dello spread e degli interessi sul debito. Le stime Ue sul deficit per l'Italia parlano di un 2,6% quest'anno e 2,2% nel 2015, con il 2013 che chiude a 3%.

DISOCCUPAZIONE. Una piaga oramai insanabile sembra la disoccupazione in Italia che quest’anno sale a 12,6% e nel 2015 a 12,4% grazie "all'economia che si rafforza". A novembre Bruxelles prevedeva rispettivamente 12,4% e 12,1%. "Con condizioni del mercato del lavoro ancora difficili, i consumi privati crescono solo marginalmente", scrive la Commissione Ue.

DEBITO. Il debito italiano subisce una flessione: prima tocca un picco, ma poi scende.“Dopo aver incorporato 1,6% di pagamento dei debiti PA e 0,5% di privatizzazioni, il debito raggiunge il picco nel 2014 vicino al 133,7% e poi scende leggermente nel 2015 (132,4%) grazie a un avanzo primario più ampio e alla crescita del pil": lo scrive la Commissione nelle stime economiche per l'Italia.

EMERGENZA RIFORME. A conclusione di ciò si evidenzia che in Ue c’è il rischio di una bassa crescita prolungata. Il "principale" fattore per la crescita a medio termine "sarebbe lo stallo o la parziale messa in atto" delle riforme, che verrebbe "esacerbato" da una inflazione che resti bassa o da una riduzione più lenta della frammentazione finanziaria.

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di Redazione
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