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UE: L'ITALIA GIOCA AL RIBASSO SULLE ENERGIE RINNOVABILI


UE: L'ITALIA GIOCA AL RIBASSO SULLE ENERGIE RINNOVABILI
09/12/2008, 08:12

Sprizzano felicità da tutti i pori, gli esponenti del governo italiano, nell'elencare i risultati di compromesso che stanno ottenendo a livello europeo. Chiaramente possono usare la carta del ricatto politico, in quanto il provvedimento richiede l'unanimità, per avere un iter più veloce. E così, insensibili ai costi dell'approvvigionamento del petrolio (nel solo 2008 si stimano circa 54 miliardi di euro spesi per questo), il MInistro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola e il Commissario Europeo ai Trasporti Franco Frattini, supportati dalla volontà del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, hanno esultato, nell'annunciare l'introduzione di una "revisione" di fatto dell'accordo nel 2014, per modificare i tempi e i modi dell'introduzione dei tagli di produzione di anidride carbonica e della prosuzione di energie alternative. Ma l'Italia ha posto altre e numerose condizioni, considerate irrinunciabili: l'esclusione delle industrie manifatturiere dalle quote di produzione dell'anidride carbonica; una ulteriore clausola di revisione dopo la Conferenza sul clima di Copenaghen nel 2009; la divisione delle quote degli oneri non sulla base del PIL medio pro capite ma della produzione di anidride carbonica pro capite, in modo da far scendere l'impegno dell'Italia al 14%. D'altronde bisogna anche aiutare Confindustria, così vicina al premier. E se questo significa danneggiare la popolazione italiana, cosa volete che importi al nostro Presidente del Consiglio?

In ogni caso, a livello europeo, l'Italia cercherà di appoggiarsi ad altri malumori, che sono presenti in altri Stati. Per esempio, l'Inghilterra pare sia contraria all'introduzione di un fondo obbligatorio per aiutare i Paesi dell'Est Europa, recentemente entrati nella UE, che hanno una produzione energetica prevalentemente basata sul carbone; inoltre la Germania, attraverso il cancelliere Angela Merckle, ha dichiarato che non approverà alcun provvedimento che si riveli dannoso per la produzione delle aziende tedesche e per l'occupazione. Così all'Italia non resta che cercare di approfittarne per ottenere ulteriori compromessi al ribasso.

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di Antonio Rispoli
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