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Unione Europea: da grande opportunità a serio problema


Unione Europea: da grande opportunità a serio problema
09/05/2012, 17:05

Ogni giorno che passa, l'Unione Europea degrada verso il nulla. Eppure era partita come una splendida opportunità. Chi si ricorda di come si parlava dell'Europa negli anni '90?
Il progetto iniziale era ottimo, e ricalcava quello che aveva portato alla creazione della Germania nel 1870. In pratica ci doveva essere un nucleo abbastanza omogeneo che attirasse a sè gli altri Paesi. Nel 1870 questo nucleo era stata la Prussia di Otto von Bismarck; per l'Europa doveva essere il blocco formato da Francia, Germania e Benelux (Belgio, Olanda e Lussemburgo), che avrebbe fatto da catalizzatore. L'unione delle merci già c'era, mancavano solo l'unità politica e legislativa e l'unità monetaria. La prima era oggettivamente complicata e quindi si decise di dare la precedenza a quest'ultima, molto più semplice. E così si creò l'euro, mentre si proseguiva con la discussione per l'unione politica.
Ma nel frattempo il tempo passava. I politici che avevano pensato l'Europa lasciavano il loro posto. Kohl veniva sostituito da Schroeder e poi dalla Merkel; Mitterand aveva dietro di lui Chirac e poi Sarkozy, e via via tutti gli altri. Il punto è che nel cambio non ci ha guadagnato la via dell'unificaizone. I nuovi eletti hanno semplicemente cercato di usare l'Europa nel modo in cui a ciascuno tornava comodo elettoralmente; e non solo in Germania e Francia, ma ovunque, più o meno. Eurofavorevoli ed euroscettici erano divisi ormai non da ragioni europee, ma da ragioni elettoralistiche nazionali. Poi l'enorme errore, l'allargamento immediato dell'Unione Europea, con i dieci nuovi ingressi. Anche qui, come sono stati decisi tali ingressi? Semplicemente perchè erano mercati di questo o quel Paese (in particolare della Germania) o perchè vanno tenuti sott'occhio (Malta). Ma questo ha significato rimandare l'unione politica alle calende greche.
E comunque non c'è nessuna intenzione di farla. Lo ha dimostrato oggi van Rompuy, Presidente dell'Europarlamento, che ha detto che non verranno mai creati gli Stati Uniti d'Europa, perchè "ogni Paese ha la sua storia". Il che è assolutamente vero. Ma se una Europa trasformata in un mega Stato federale non tocca minimamente la storia di ciascun Paese, questa motivazione assolutamente pretestuosa rivela come non ci sia assolutamente l'intenzione di andare avanti su questa strada.
Eppure, questo risolverebbe molti problemi. Una maggiore integrazione europea costringerebbe gli Stati ad armonizzare le leggi e le strutture economiche. Ed inevitabilmente ridurrebbe gli squilibri economici esistenti tra Paese e Paese, costringendo e permettendo all'Italia a ridurre il debito pubblico, alla Spagna di ridurre la disoccupazione; e così via. E' chiaro che non potranno mai essere annullate: oggi in Europa non esiste Stato che non abbia regioni più ricche e regioni più povere; ma già una riduzione sarebbe ottimale. E a quel punto i titoli di Stato potrebbero essere convertiti naturalmente in eurobond, garantiti cioè dall'intera Europa e non dal singolo Stato. E a quel punto è da vedere come si può fare speculazione finanziaria a fronte di un blocco che ha un Pil che oggi come oggi supera probabilmente gli 8000 miliardi di euro. Avremmo la stessa protezione che hanno gli Usa: hanno un debito pubblico che fa paura, ma come organizzare una azione speculativa contro di loro? Servirebbe l'impegno di centinaia di miliardi di dollari, col rischio di perdere. Il rischio è quindi troppo grosso. Senza contare che, secondo le leggi Usa, questo sarebbe considerato alla stregua di un attacco militare. Cosa che autorizzerebbe la Cia e la NSA (National Security Agency, formalmente una sezione della Cia, ma in realtà indipendente, che si occupa dello spionaggio elettronico) ad intervenire. E se anche uno si trovasse in qualche Paese protetto, da dove non potrebbe essere estradato negli Usa, comunque è garantito che gli capiterebbe qualche incidente grave. L'Europa non ha la Cia e l'NSA, ma comunque resterebbe un blocco insensibile alle speculazioni finanziarie su larga scala.
Allora cosa si può fare? Nulla, da parte di noi cittadini. Anzi, dato che molti cittadini sono - coscientemente o meno - molto nazionalisti, dovrebbero essere proprio i politici a dare il buon esempio e a spingere per l'integrazione. Ma andare contro l'Europa è una carta di facile populismo che per molti politici è da giocare. Soprattutto da quando è scoppiata la crisi, dato che si è scatenata una campagna di disinformazione - con argomenti idioti ma che fanno facile presa sulla maggioranza della popolazione - che addebita all'euro la causa della crisi stessa. Ed è un argomento che fa presa, con i suoi corollari: la Modern Monetary Theory - portata avanti dall'economista Paul Krugman - che dice che bisogna distruggere l'euro per tornare alle monete nazionali; la politica, che parla della necessità della creazione di una banca prestatrice di ultima istanza (cioè di una banca che presta soldi alle altre banche per aumentare la liquidità delle stesse; che è esattamente quello che ha fatto la Bce, con ben 1000 miliardi); e così via. La realtà è che ci sono Paesi che non vogliono l'euro in giro. Questi Paesi sono gli Usa e l'Inghilterra in primis. Perchè sono diversi i Paesi che hanno abbandonato l'uso del dollaro per gli scambi internazionali: qualcuno di quelli che l'ha fatto è finito male (l'Iraq di Saddam Hussein); qualcun altro se la vede brutta (la Siria); altri sono minacciati (Iran e Venezuela). Ma in generale non è così che si può impedire ad un Paese di scegliere di avere l'euro come riserva valutaria e non il dollaro. Ma se i dollari non circolano, aumentano le possibilità che qualcuno si accorga che sono state stampate troppe banconote dalla Federal Reserve. E se se ne accorgono, gli Usa possono essere rasi al suolo, economicamente, dalla crisi economica che ne scaturirebbe e dalla iperinflazione che si creerebbe.

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di Antonio Rispoli
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