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Dalla giacca chiara di Nixon al celebre Yes we can

Usa 2012: 50 anni di duelli tv, tra gaffe e frasi celebri

Divenuti famosi i sospiri che costarono caro ad Al Gore

Usa 2012: 50 anni di duelli tv, tra gaffe e frasi celebri
03/10/2012, 19:04

WASHINGTON - Nessuno potrà mai dire su basi scientifiche che sia stata la giacca chiara indossata da Richard Nixon a costargli le elezioni, a vantaggio del giovane e carismatico John Fitzgerald Kennedy. Ma quel vestito, che lo faceva confondere con lo sfondo dello studio, durante quel primo dibattito in tv, nel 1960, è rimasto nella storia della comunicazione politica mondiale. Era la tv in bianco e nero di oltre mezzo secolo fa. Ma anche oggi, nell'era di Twitter, l'antica arte oratoria e la capacità di essere convincente può fare ancora la differenza. In quel famoso dibattito, davanti a oltre 66 milioni di spettatori, Nixon si presentò con la barba lunga, pallido e poco espressivo. Jfk, invece, rilassato, tonico e ottimista. Al momento di parlare agli americani, Kennedy guardò dritto in camera, mentre Nixon si rivolgeva ai moderatori. Tutti errori gravi che nessuno fece mai più. Sedici anni dopo, nel 1976, i duellanti erano Jimmy Carter e Gerald Ford. Nel loro primo dibattito fu un incidente tecnico ad attirare l'attenzione: l'audio andò via e i due candidati furono costretti a rimanere fermi come manichini per circa mezz'ora. Nel secondo dibattito, Ford commise uno sbaglio irreparabile, quando disse che nell'Europa dell'est “Non c'era alcuna dominazione sovietica”. Tutt'altro clima quattro anni dopo: stavolta Carter trovò sulla strada della sua rielezione un osso duro, l'ex attore Ronald Reagan, affabulatore eccezionale e mago della comunicazione, tanto da coniare il celebre “It’s morning again, in America” (E’ di nuovo mattina, in America). Era il 28 ottobre 1980 quando Ronnie rivolse una domanda che probabilmente Romney ripeterà tra qualche ora a Barack Obama: “Presidente, crede che stiamo meglio di 4 anni fa?”. Una sorta di slogan, che i repubblicani hanno ripetuto all'ultima Convention di Tampa, sperando che Barack faccia la stessa fine di Carter, cioè presidente di un solo mandato. Nel 1992, per la prima volta nella storia americana, furono tre i candidati a sfidarsi in tv: Bill Clinton, George H. Bush e il miliardario Ross Perot. Il loro terzo e finale dibattito fu seguito da 97 milioni di persone, tuttora il record di ascolto per un programma di questo tipo. A Bush, che gli contestò scarsa esperienza, Perot replicò a muso duro: “Sì, ammetto di non aver l'esperienza che serve per far indebitare il Paese di 4 miliardi di dollari...”. Fecero epoca, nel 2000, anche i sospiri ad alto volume di Al Gore, all'epoca sfidante di George W. Bush. Rumori che esasperarono gli elettori e potrebbero essere costati cari all'ex numero due di Bill Clinton. Non sospiri, ma durissimi scontri verbali, invece nel 2004, quando sempre George W. si giocò la rielezione contro John Kerry, oggi sparring partner di Obama nella parte di Mitt Romney. In piena guerra in Iraq, Kerry attaccò così Bush figlio: “Il presidente non ha mai trovato le prove di armi di distruzione di massa in Iraq, quindi la sua campagna elettorale s’è trasformata in una arma di bugie di massa”. Infine, le scintille di 4 anni fa, quando in piena crisi economica a battersi per la Casa Bianca c’erano Barack Obama e John McCain. Erano passate poche settimane dal crollo di Lehman Brothers, quando durante il terzo dibattito, McCain sfidò così il suo giovane competitor: “Senatore Obama, non sono il presidente Bush. Se voleva avere lui di fronte, avrebbe dovuto presentarsi 4 anni fa’”. Una frase efficace, che però non gli evitò una dura sconfitta contro parole d'ordine della potenza di “Hope”, “Change”, e “Yes We Can”.

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di Valerio Esca
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