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Reazioni e sensazioni dopo le vittorie repubblicane

Usa: Cercando l’anima del Partito Repubblicano


Usa: Cercando l’anima del Partito Repubblicano
09/11/2009, 11:11

Un chiaro messaggio che gli elettori sono stufi dell’agenda liberal del presidente”. Ecco la reazione di Michael Steele, leader del Partito Repubblicano, subito dopo le recenti vittorie repubblicane a governatori degli Stati di New Jersey e Virginia.
Il presidente Obama non era candidato a queste elezioni ma il GOP non perde nessuna occasione per addossargli la colpa e segnare gol politici.
In un certo senso l’elezione più significativa per il Partito Repubblicano è stata quella del ventitreesimo distretto dello Stato di New York. Bill Owens, il candidato democratico, è uscito vincitore in un distretto che aveva sempre eletto parlamentari repubblicani per più di duecento anni. L’elezione è anche significativa perché rappresenta il microcosmo della ricerca dell’anima del Partito Repubblicano con la lotta fra l’estrema destra e l’ala moderata del GOP.
Inizialmente il candidato repubblicano era Dede Scozzafava la quale era stata scelta dall’establishment del partito. La Scozzafava però è risultata inaccettabile per i repubblicani di destra date le sue vedute favorevoli sull’aborto e i matrimoni fra i gay. Inoltre la Scozzafava aveva legami con i sindacati. Peccati mortali per i repubblicani di destra. Alcuni l’hanno considerata più liberal del candidato democratico.
Doug Hoffman decise dunque di entrare in lizza come candidato del Partito Conservatore con vedute molto più consone alla destra del Partito Repubblicano. Così mentre l’establishment repubblicano sosteneva la Scozzafava economicamente ed in altri modi, Hoffman riuscì in poco tempo ad ottenere il supporto di noti membri del GOP come Sarah Palin, Rush Limbaugh, Glen Beck, ed altri luminari del Partito Repubblicano di destra. In effetti, i due candidati del GOP hanno diviso il loro partito.
Tre giorni prima dell’elezione la Scozzafava gettò la spugna avendo notato che i sondaggi la davano per perdente. Subito dopo lei dichiarò il suo supporto per il candidato democratico guadagnandosi l’accusa della campagna di Hoffman di essere “traditrice”. L’establishment repubblicano cambiò subito rotta e diede il supporto a Hoffman.
Sembra dunque che i moderati repubblicani riceveranno il supporto del loro partito solo fino a quando un altro più conservatore si presenti. Si crede anche che altri moderati come Charlie Crist, l’ex governatore della Florida il quale si menziona come possibile candidato presidenziale nel 2012, saranno i prossimi a subire l’ira della destra repubblicana.
La battaglia per il cuore del Partito Repubblicano non può che fare piacere ai democratici i quali si trovano al livello nazionale con un leader rappresentato dall’attuale presidente. Per i repubblicani si tratta di un’altra storia. La sconfitta di John McCain che si è aggiunta alla perdita della Camera e del Senato nelle elezioni del 2006, sta costringendo i repubblicani a riconsiderare la loro strategia. Se spingono troppo a destra perderanno gli elettori indipendenti mentre se sterzano verso il centro rischiano di alienare l’ala conservatrice del partito.
Per i democratici però non tutto sta andando a gonfie vele. Nonostante il controllo di ambedue le camere e la Casa Bianca, i democratici non hanno il cammino spianato per il loro programma legislativo come si vede dalle battaglie per riformare il sistema sanitario.
Dovranno fare in fretta perché alle prossime elezioni di mid-term del 2010 saranno in palio non solo la maggioranza dei governatori ma anche un terzo del senato e tutti i 435 seggi della Camera. Se fino ad ora i repubblicani hanno avuto notevole successo a frenare il programma di Obama nonostante la loro posizione di minoranza, la possibile conquista della Camera o del Senato nel 2010 gli offrirebbe ancora più potere per ostacolare e persino bloccare le iniziative della Casa Bianca.
Sembra però che le fratture interne del Partito Repubblicano incoraggino i moderati come Scozzafava ad abbandonare il partito. Lo si è visto anche nel caso di Arlen Specter, senatore dello Stato della Pennsylvania, il quale nel mese di aprile di quest’anno ha lasciato il GOP ed è divenuto democratico. La ricerca della “purezza” repubblicana potrebbe convertire il GOP in un partito di minoranza o spezzarlo in due facendo dunque piacere al Partito Democratico.

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di Domenico Maceri (Usa)
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