Dal mondo / America

Commenta Stampa

Usa: comprando democrazia?


Usa: comprando democrazia?
31/01/2010, 17:01

WASHINGTON - Meg Whitman, l’ex amministratore delegato di eBay, è una delle donne più ricche al mondo. È candidata a governatore della California ed ha annunciato recentemente che è disposta a spendere cento milioni dei suoi soldi per rimpiazzare Arnold Schwarzenegger, l’attuale leader del Golden State.
Cento milioni sono una cifra considerevole ma forse la Whitman non dovrà spendere tanto dato che la Corte Suprema americana ha eliminato recentemente tutti i limiti che le grosse ditte possono spendere per appoggiare i candidati politici. I repubblicani come Whitman riceveranno benefici dalla decisione dato che le corporation tendono a sostenere i candidati di destra come lei.
La democrazia in America è sempre stata legata al business ma la Corte Suprema la ha reso più capitalista dando alle corporation la possibilità di “comprare” elezioni.
Succederà nei piccoli Stati e specialmente nei seggi al Senato, dove un voto vale un voto non importa se sia della California (37 milioni di abitanti) o Wyoming (mezzo milione di abitanti). In questi piccoli Stati le grosse aziende possono investire i loro soldi e, in effetti, influire in modo notevole per eleggere individui che seguano le idee corporative, vedi in generale repubblicane.
Il presidente Barack Obama ha caratterizzato la decisione della Corte come “una grossa vittoria per le aziende petrolifere, le banche di Wall Street e le compagnie di assicurazione”.
Obama non ha specificato che il Partito Repubblicano guadagnerà con la decisione. Ciononostante alcuni parlamentari democratici hanno già iniziato a considerare nuovi disegni di legge per mitigare la decisione giudiziaria.
La logica della Corte Suprema è che le corporation americane o multinazionali meritano la stessa libertà di espressione come gli individui. Il caso specifico ha dichiarato illegale il divieto alle corporation di investire a volontà per appoggiare o opporre candidati politici. Ma anche prima della recente decisione della Corte Suprema le corporation potevano contribuire a volontà per le cause che naturalmente si riallacciavano ai candidati anche se indirettamente.
La decisione della Corte si è concentrata sul caso di un film del 2008 che l’organizzazione conservativa Citizens United aveva fatto girare per attaccare Hillary Clinton, candidata alle primarie del Partito Democratico. Siccome il film era stato finanziato da fondi di un’azienda, fu bloccato dalla legge passata al Senato nel 2002 sponsorizzata dai Senatori John McCain (repubblicano, Arizona) e Russ Feingold (democratico, Wisconsin).
Alcuni analisti hanno rilevato che le corporation avevano già influenza diretta sui candidati politici dato che i media non sono altro che corporation. Il New York Times è spesso segnalato come una di queste corporation che fa spesso “propaganda” politica con il suo supporto per i liberal.
Dall’altro canto vi sono altri media come la Fox News che molti considerano un braccio forte del Partito Repubblicano nonostante la propria pubblicità di essere “fair and balanced” (giusta e bilanciata).
È vero che in America i media sono delle corporation e quindi possono essere legittimamente attaccati di essere partisan. Ma i media ricevono i loro fondi per sopravvivere dagli annunci pubblicitari che vengono pagati dalle altre corporation. Una filosofia troppo liberal e ovviamente anti-capitalista sarebbe il suicidio per la stampa.
Lo si vede facilmente con la pressione che le corporation possono esercitare sui giornali ma anche sulla televisione e radio. Ritirando i loro annunci da programmi considerati troppo politici, le corporation possono, in effetti, uccidere alcuni enti della stampa.
L’esempio più ovvio è quello di Air America, la catena di radio liberal, che è recentemente fallita. Quando la stampa non fa che attaccare il capitalismo che è legato sotto molti aspetti all’ideologia repubblicana, non riesce a mantenersi a galla dato che in America il governo non provvede fondi alla stampa come avviene in altri Paesi.
Nell’elezione presidenziale del 2008 la campagna politica di Barack Obama e John McCain è costata più di un miliardo di dollari. Quanto costerà la prossima elezione grazie alla decisione della Corte Suprema? E chi ci guadagnerà, l’elettore medio o le lobby delle grosse corporation?

Commenta Stampa
di Domenico Maceri
Riproduzione riservata ©