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Infranto il tabù "No a nuove tasse"

Usa: Fiscal cliff, repubblicani cedono il passo dopo 20anni

Apertura nei confronti della Casa Bianca

Usa: Fiscal cliff, repubblicani cedono il passo dopo 20anni
27/11/2012, 19:31

WASHINGTON - Nel dibattito in corso a Washington sul fiscal cliff, si sta assistendo ad una rivoluzione all'interno del partito repubblicano. E sempre più esponenti affermano che, di fronte alla necessità di negoziare con la Casa Bianca, che dopo la rielezione di Barack Obama si trova in una posizione di forza, un accordo di compromesso, di essere disposti in qualche modo ad infrangere il tabù di “no a nuove tasse” che da oltre due decenni è stata la stella polare e il pilastro di ogni politica conservatrice. Una politica che dal 1986 ha il nome e il volto di Grover Norquist che, in piena era reganiana, ha fondato il movimento “Americans for tax reform” e da allora, pur non essendo mai stato eletto a nessun incarico, è diventato uno dei più importanti registi del movimento conservatore americano. Ora il 56enne fondamentalista anti-tasse, presiede riunioni settimanali a Washington e, soprattutto, detiene la copia firmata dal 95% del drappello repubblicano al Congresso di un impegno a non votare nessuna legge per l'aumento delle tasse. E gli originali, raccontano a Washington, sono conservati in una cassaforte. Ma cassaforte o no, in questi giorni sono diversi i repubblicani che stanno segnalando il desiderio che lo spettro di Norquist non incomba più su ogni negoziato per il bilancio, come avviene ormai ogni anno dal 1986. “Il partito e il movimento conservatore non sarà più tenuto in ostaggio da un lobbista di Washington”, afferma senza mezzi termini John Weaver, che è stato il principale stratega di John McCain nel 2008 e quest’anno ha seguito la campagna per le primarie del moderato Jon Huntsmann. “Ovviamente il partito sarà sempre schierato per aliquote fiscali più basse ed un governo più snello - ha aggiunto - ma per competere per il governo nazionale i leader di partiti devono comportarsi in modo responsabile, e alla fine lo faranno”. Il riferimento è alla necessità che i repubblicani accettino un compromesso con Obama e i democratici per evitare di essere additati come i responsabili del baratro fiscale in cui il paese rischia di precipitare se, arrivati alla fine dell'anno senza un accordo, scattassero i tagli automatici della spesa pubblica e gli aumenti delle tasse per tutti. Ieri il senatore Bob Corker, repubblicano del Tennessee, è stato l'ultimo di un gruppetto di importanti esponenti Gop, ad annunciare di non ritenersi vincolato al pledge di Norquist: “Non sono obbligato a seguire quella promessa, io sono stato appena eletto e l'unica cosa a cui sarò vincolato è il giuramento che farò il prossimo gennaio”. Lo stesso Speaker della Camera, John Boehner, già nei mesi scorsi ha mostrato insofferenza riguardo a Norquist e al suo famoso pledge. 

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di Valerio Esca
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