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Guerra tra poveri nelle piantagioni in Georgia

Usa: Georgia, neri fanno causa per assunzione di messicani


Usa: Georgia, neri fanno causa per assunzione di messicani
07/05/2013, 18:12

NEW YORK - Guerra tra poveri nelle piantagioni della Georgia, nel profondo sud degli Stati Uniti: mentre il Congresso dibatte la riforma dell'immigrazione, gruppi di contadini neri che vivono vicino alle fattorie hanno fatto causa ai padroni sostenendo che vorrebbero lavorare anche loro nei campi ma che non possono perché tutti i lavori vanno agli stagionali messicani. I locali affermano di esser stati scoraggiati dal far richiesta e che i proprietari preferiscono gli straneri per la loro malleabilità e capacità di adattamento a condizioni di impiego da Terzo Mondo. «Amano i messicani perché farebbero qualsiasi cosa che viene loro ordinato», spiega Sherry Tomason che per sette anni ha lavorato nei campi di Vidalia e poi ha lasciato. Con lei si sono uniti in una azione legale altri residenti della zona: bersaglio è la Stanley Farms, una delle maggiori aziende di cipolle Vidalia della Georgia. La causa è una delle tante. Con tassi di disoccupazione locali a circa il 10 per cento e i costi e la burocrazia legati all'assunzione di stagionali dovrebbe essere naturale per i produttori assumere manovalanza in loco ed è quello che a parole molte fattorie vorrebbero fare. «Abbiamo cercato di assumere localmente, ma non riuscivamo a trovare abbastanza persone. Così ci siamo rivolti ai programmi che attingono all'estero», racconta al New York Times Brian Stanley, uno dei proprietari di Stanley Farms. I proprietari delle fattorie sostengono che gli americani che dicono di voler lavorare in realtà finiscono per lasciare prima del tempo perché la raccolta è dura fatica e le cipolle o i cetrioli restano a marcire nei campi. Altra storia per i circa 10 mila messicani arrivati in Georgia con il visto H2-A, quello per i lavoratori stagionali: per loro, secondo Jon Schwalls, direttore delle operazioni di Southern Valley, venire a lavorare in Georgia è «come partire per il servizio militare: il lavoro è duro, ma loro sono pronti. Un locale pone mille condizioni. Vogliono il premio senza metterci la fatica». Affermazioni come queste hanno indotto gli avvocati a leggere sottotoni razzisti nelle decisioni delle fattorie: «Non discuto che il lavoro agricolo sia un buon lavoro», ha detto Dawson Morton, un legale che difende i diritti dei lavoratori agricoli: «Sostengo che potrebbe essere un lavoro migliore. Né è vero che gli americani non vogliono lavorare. Ma i proprietari dicono che non vogliono lavorare perché sono neri». 

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di Valerio Esca
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