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Non ci sono soldi, tutte le attività pubbliche chiuse

Usa: il fallimento dello Stato del Minnesota


Usa: il fallimento dello Stato del Minnesota
12/07/2011, 14:07

MINNESOTA (USA) - Può sembrare strano a pensarci, ma è così: il Minnesota è chiuso: tutte le attività dello Stato sono bloccate; i 24 mila dipendenti pubblici sono a casa; biblioteche, parchi pubblici, ed ogni altro ufficio pubblico è chiuso; i lavori di costruzione delle infrastrutture sono bloccati. Questo perchè lo Stato è fallito. Può sembrare strano anche questo, ma è così. Non ha in cassa i soldi per le proprie attività e quindi al governatore non è restata altra strada. La gestione dei Repubblicani, che guidano lo Stato da un ventennio, fatta di tagli alle tasse per i ricchi e tagli al welfare, è stata comunque troppo dispendiosa, e quindi ha mandato ko le finanze statali. Anche l'elezione di un governatore democratico all'ultima elezione, non è servita: la maggioranza che aveva nel Parlamento statale non era sufficiente a far passare le leggi senza la collaborazione dell'opposizione. Ma i Repubblicani hanno preferito fare ostruzionismo e boicottare ogni legge di risanamento; ed ora la situazione è il fallimento, al quale al momento non c'è soluzione. Non che questa scelta non abbia conseguenze: ogni settimana si spendono oltre 60 milioni di dollari in quelle che vengono chiamate "spese non comprimibili", cioè quelle spese che non possono essere modificate immediatamente.
Il paragone è interessante, perchè sembra la stessa situazione che negli Usa sta avvenendo a livello federale. George Bush ha prso in mano lo Stato che aveva un debito di 5.700 miliardi di dollari; in 8 anni l'ha portato ad oltre 10 mila miliardi e ha lasciato ad Obama una situaizone economica disastrosa aggravata dalla crisi economica del 2008. E ora che il debito è' arrivato a 14 mila miliardi di dollari, cioè l'intero Pil, aqnzichè' collaborare per trovare una soluzione, stanno solo vedendo come fare per mettere in difficoltà il presidente Obama in vista delle elezioni del novembre 2012.

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di Antonio Rispoli
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