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Il padre di Bill Gates propone una legge contro il figlio

Usa: il patriottismo di pagare le tasse


Usa: il patriottismo di pagare le tasse
02/08/2010, 17:08

William Gates Sr., padre del fondatore di Microsoft, ha lanciato un’iniziativa nello Stato di Washington che aumenterebbe le tasse agli individui con un reddito annuale di 200.000 dollari e le famiglie con reddito di 400.000 dollari. Non si sa esattamente cosa ne pensa, Bill, il miliardario figlio il quale eventualmente vedrebbe le sue tasse aumentate notevolmente.
Un aumento simile avverrebbe al livello nazionale quando le riduzioni delle tasse approvate da George Bush nel 2001 e 2003 sono programmate a scadere nel gennaio del 2011. A meno che l’amministrazione dell’attuale presidente Barack Obama non decida di estendere le riduzioni approvate dal suo predecessore.
Ciò non avverrà perché si tratterebbe di un dietrofront di Obama alla sua promessa durante la campagna elettorale del 2008 di aumentare le tasse ai benestanti e ridurle alla classe media.
Dopo avere lottato con il Partito Repubblicano per portare avanti la sua agenda legislativa, il tema delle tasse formerà il nuovo conflitto. La questione da risolvere sarà il fatto di separare la scadenza della riduzione delle tasse fra i benestanti e la classe media. Il piano di Obama manterrebbe le riduzioni solo per i lavoratori e costerebbe 2,5 trilioni di dollari per i prossimi dieci anni.
Alcuni leader del Partito Democratico esitano ad estendere le riduzioni per l’impatto al deficit nazionale e stanno considerando un limite di tempo oltre il quale scadrebbero. Se naturalmente le riduzioni approvate da Bush diverrebbero permanenti per tutti i cittadini il deficit peggiorerebbe di più.
Ciò non preoccupa i repubblicani che rimanendo fedeli al concetto di tasse sempre più basse non si preoccupano in questo caso del deficit che aumenterebbe di tre trilioni nei prossimi dieci anni. L’aumento del deficit era la scusa dei senatori repubblicani qualche giorno fa per non votare a favore dell’estensione dei benefici ai disoccupati.
La riduzione delle tasse è vista dai repubblicani come investimento per migliorare l’economia. Ciò non sembra funzionare specialmente se si considera la storia recente. Quando George Bush figlio divenne presidente ereditò un surplus di bilancio da Bill Clinton. Bush disse che il governo aveva troppi soldi e lui intendeva chiedere un “rimborso” per i cittadini. La sua riduzione delle tasse è divenuta apparente. Deficit stratosferici e un’economia disastrosa ereditati da Obama esattamente come avvenne a Bill Clinton nel 1993 quando George Bush padre gli consegnò le chiavi della Casa Bianca.
I deficit preoccupano i repubblicani quando i democratici sono al potere. Quando loro controllano il governo diventano “spendaccioni”. Riducono le tasse e creano i deficit che si traducono eventualmente nella riduzione dei programmi sociali. Cercano persino di minare i programmi sacrosanti come il Social Security dicendo che sono insostenibili perché le casse del tesoro sono vuote. Spingono dunque per la privatizzazione come fece George Bush in modo tale che ognuno si conservi i propri soldi per la pensione. Nella teoria repubblicana, investire i risparmi a Wall Street, vista come gioco d’azzardo da non pochi, fornirà le risorse necessarie per la vecchiaia.
Ma i soldi per i programmi governativi ci sono sempre. Coloro che guadagnano bene devono contribuire di più per il bene comune. Aumentare le tasse ai poveri è impossibile e controproducente. Aumentare le tasse alla classe media serve a poco anche perché questo gruppo spende quasi tutti soldi guadagnati per potere vivere. Rimangono i benestanti che Obama definisce come coloro che guadagnano almeno 200.000 dollari annui.
Questo gruppo, che mediante il suo talento e le opportunità offerte dal nostro sistema, è riuscito ad avere successo ha il dovere patriottico di pagare di più. Lo ha detto anche Jon Stewart, il notissimo conduttore televisivo del programma “The Daily Show”. Stewart ha spiegato a una sua ospite repubblicana che a lui non dispiace pagare qualcosa in più per aiutare quelli meno fortunati di lui che non hanno avuto il suo successo. “È un modo per me di contribuire alla società che mi ha dato tanto” ha detto Stewart. Un messaggio patriottico che dovrebbe fare eco con tutti gli altri che come Stewart hanno avuto la fortuna di avere successo e vivere bene. Si tratterebbe, in fin dei conti, di un piccolo investimento per mantenere a galla il sistema che funziona così bene per i benestanti.

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di Domenico Maceri
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