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USA: la polizia di Harvard accusata di razzismo


USA: la polizia di Harvard accusata di razzismo
22/07/2009, 11:07

Un altro episodio di razzismo all'interno del campus universitario di Harvard, uno dei più famosi al mondo. Henry Louis Gates jr. è un professore dell'università, di colore, che ha la sventura di avere una serratura di casa che funziona male. Così ieri sera, quando è tornato a casa, ha dovuto armeggiare a lungo per aprire la porta; per riuscirci, è dovuto intervenire l'autista, di colore anche lui. Poco dopo, mentre sedeva rilassato sul divano di casa, hanno fatto irruzione due poliziotti, allertati da una vicina che aveva detto di avere visto "due negri che stanno forzando la porta della casa; uno dei due la sta forzando con la spalla". Il professor Gates, giustamente infastidito dall'intrusione, ha affermato di essere a causa sua e ha invitato i poliziotti ad andarsene. A questo punto le versioni divergono: il poliziotto sostiene che il professore è andato in escandescenze; il professore che il poliziotto l'ha aggredito verbalmente solo perchè lui è di pelle nera. Fatto sta che il professor Gates ha passato la notte in cella e la mattina dopo - con una velocità inusitata anche per il sistema giudiziario americano - le accuse sono state archiviate ed è stato emesso un comunicato congiunto (professor Gates, città di Cambridge e dipartimento di polizia) in cui si chiude il caso: "L'incidente non deve essere visto come nocivo della reputazione del professor Gates o della polizia di Cambridge. Tutte le parti concordano che questa è la giusta risoluzione di una sfortunata serie di circostanze".
Finito qua? No. Perchè non è il primo episodio di razzismo che avviene da quelle parti: quest'anno ci sono stati pestaggi ai danni di studenti di colore, danneggiamenti alle vetture dei professori di colore; addirittura una ragazza di colore accusata di complicità in omicidio solo perchè conosceva vagamente la vittima. E' un'aria che l'America dovrebbe aver dimenticato dopo le rivolte degli anni 60, ma che torna sempre più prepotentemente.

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di Antonio Rispoli
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