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Utilizzati 4 robot sottomarini per bloccare il petrolio

Usa, lotta contro il tempo per evitare disastro ambientale


Usa, lotta contro il tempo per evitare disastro ambientale
26/04/2010, 21:04

NEW YORK – E' ormai una vera e propria corsa contro il tempo per evitare il peggior disastro nella storia dell'esplorazione petrolifera d'America.
Dopo l'esplosione e il successivo incendio di una piattaforma petrolifera nel Golfo del Messico, infatti, la marea nera si è ormai estesa su una superficie vasta oltre 1.500 chilometri quadrati.
Si è calcolato che tra tre giorni, il petrolio fuoriuscito da un pozzo collegato alla piattaforma Deepwater Horizon, arriverà a lambire il delicato ecosistema della zona, già danneggiato da Katrina.
E così si corre frettolosamente ai ripari. La Guardia Costiera, per contenere la viscida pellicola nerastra, ha deciso di utilizzare quattro robot sottomarini che dovrebbero azionare una valvola sigillando la perdita. Tuttavia, non c'è la certezza che questa sia la soluzione definitiva; insomma le macchine utilizzate potrebbero fallire. In quel caso, sarà necessario ricorrere a una soluzione tampone per la quale occorrerebbero settimane se non mesi.
Intanto, in superficie, stanno già operando 32 navi e cinque aerei della BP, il colosso petrolifero britannico che affittava dalla società svizzera “Transocean”, la piattaforma affondata giovedì scorso. Dalla giornata di ieri, infatti, i mezzi impiegati, stanno spruzzando fino a 400 mila litri di sostanze chimiche sulla superficie dell'oceano cercando di creare delle barriere galleggianti per impedire alla macchia di raggiungere le coste della Louisiana.
Una scelta, quella di contribuire a riportare la situazione alla normalità, effettuata dai vertici della società inglese. “Il petrolio è nostro e siamo responsabili per la pulizia” ha dichiarato al Wall Street Journal un portavoce di BP. La perdita di petrolio procede a un ritmo di mille barili al giorno. L'epicentro è a un centinaio di chilometri dalle coste ma ad appena 30 chilometri dalla barriera delle isole Chandeleurs, un paradiso naturale in cui depongono le uova pellicani e altri uccelli.
La zona contaminata dalla marea nera è, inoltre, un punto di incrocio di specie diverse: capodogli, cernie, focene, squali balene. Le specie più vulnerabili, però, sono le forme di vita marina che non hanno mobilità propria come il plankton, i gamberi, le ostriche. Un danno grave alle uova di pesce potrebbe, infine, avere nel prossimo futuro, effetti gravi sulla fauna ittica della zona.
Al momento, non si sarebbero ancora  riscontrati gravi danni ambientali, ma bisognerà fare in fretta, se si vuole evitare il più grande disastro della storia.
 

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di Elisa Scarfogliero
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