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Sì del Senato, ora si aspetta il voto alla Camera

Usa: matrimoni gay, primo via libera da stato Washington

L'Arcigay: "Un paese avanti, in Italia troppi silenzi"

Usa: matrimoni gay, primo via libera da stato Washington
02/02/2012, 20:02

Potrebbe essere il settimo stato americano che dice sì ai matrimoni tra gay. Niente è stato ancora ufficializzato, ma ormai la svolta è ad un passo. Washington, sulla costa nord occidentale degli Stati Uniti, potrebbe a breve riconoscere legalmente l’unione in matrimonio tra omosessuali. Ad approvare la legge è stato il Senato, con 28 voti a favore contro 21, spianando così la strada al via libera della Camera che tutti gli osservatori danno per scontato. Se così fosse, quello di Washington diventerebbe il settimo Stato degli Usa a legalizzare le unioni tra omosessuali. Attualmente, infatti, i matrimoni tra persone dello stesso stesso sono legali negli Stati di New York, Connecticut, Iowa, Massachusetts, New Hampshire, Vermont e District of Columbia con la capitale Washington.
L’eco della rivoluzione americana sulla parità dei diritti e la lotta all’omofobia arriva anche nel vecchio continente. Il presidente nazionale Arcigay  Paolo Patanè sottolinea che “di fronte alle importanti novità che giungono dagli Usa, il ritardo sui diritti delle persone gay, lesbiche e transessuali in Italia si fa sempre più ottuso, sinistro e inspiegabile”. “Il matrimonio tra coppie dello stesso sesso, e diverse tipologie di leggi sulle unioni civili sono capillarmente diffusi in Europa. Dopo 20 anni di governi del nulla, stiamo cercando di riportare il paese al passo con l'Occidente – spiega Patanè –  Insieme ai necessari e urgenti provvedimenti meramente economici attendiamo provvedimenti improcrastinabili per migliaia di cittadini lgbt''. ''L'Italia conquisti finalmente il futuro attraverso il rispetto dei parametri economici, ma anche dei diritti sociali e civili e delle persone omosessuali e transessuali. Saremo davvero in Europa quando ci staremo con entrambe le gambe, e non, in bilico precario, a metà”, ha concluso Patanè.

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di Davide Gambardella
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