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Intanto la data ultima del 2 agosto si avvicina

Usa: muro contro muro tra repubblicani e democratici sul default


Usa: muro contro muro tra repubblicani e democratici sul default
25/07/2011, 09:07

WASHINGTON (USA) - Ormai siamo al muro contro muro, tra repubblicani e democratici. I primi, forti della loro maggioranza al Congresso, vogliono usare i problemi economici del Paese per indebolire nel 2012 - anno di elezioni presidenziali - l'attuale Presidente Barack Obama; i secondi, forti della loro maggioranza al Senato, rifiutano la controproposta repubblicana, che oltre a non risolvere nulla, mette a rischio la loro vittoria elettorale.
Il punto cruciale è da dove ricavare i soldi: i democratici vogliono fare una manovra di 2400 miliardi (non più di 4000) di dollari, basata su tagli al welfare e riduzione dei benefici fiscali per i redditi più alti. I repubblicani non ne vogliono sentir parlare: i ricchi devono arricchirsi sempre di più. Piuttosto - è la loro controproposta - vanno tagliate le "spese inutili" dello Stato: pensioni pubbliche, assistenza medica col sistema Medicare, e quel po' di welfare che esiste nel Paese. Inoltre il taglio è solo di 1000 miliardi, in modo che sia indispensabile ritornare sull'argomento nella seconda metà del 2012, cioè proprio quando sono previste le primarie dei partiti per la scelta del candidato presidente e poi le elezioni a novembre.
Ciascuno dei due partiti rimane sulle proprie posizioni e non intende muoversi. Mentre il 2 agosto - data in cui gli Usa non potranno più garantire gli stipendi pubblici, perchè si raggiungerà il limite massimo di titoli di Stato (i Treasury Bond) emettibili, pari al 100% del Pil - si avvicina inesorabilmente. In questa situazione, si affaccia una nuova proposta avanzata dall'ex Presidente Bill Clinton: usare una legge - utilizzata solo in stato di guerra - che permette al Presidente, con un decreto immediatamente esecutivo, di alzare il tetto massimo del debito statunitense. Una scelta che vede il malumore dei democratici, perchè comunque lascerebbe nelle mani di Obama il cerino acceso; ed è quello che si vuole evitare.

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di Antonio Rispoli
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