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Le pretese israeliane vanificano qualsiasi discussione

Usa: partono male i colloqui tra Netanyahu e Abu Mazen


Usa: partono male i colloqui tra Netanyahu e Abu Mazen
02/09/2010, 09:09

WASHINGTON (USA) - Le dichiarazioni ufficiali sono apparentemente distensive, ma la sostanza è molto diversa. In questi giorni il presidente americano Barack Obama, il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente palestinese Abu Mazen si vedono a Washington per discutere di pace, ma le difficoltà sono enormi ed insormontabili. Innanzitutto c'è il problema di Abu Mazen, che rappresenta solo una minoranza dei palestinesi ed è semplicemente a capo di una corte corrotta, secondo alcuni addirittura corrotta con denaro israeliano. Poi ci sono le precondizioni delle parti. Se quella palestinese è tutto sommato accettabile (la distruzione del muro che soffoca le varie città palestinese), quelle israeliane sono contrarie allo sviluppo di qualsiasi Stato palestinese. Infatti, secondo il Washington Post, Netanyahu ha chiesto due cose fondamentali: innanzitutto che il futuro Stato palestinese sia smilitarizzato. E la seconda cosa che i futuri confini israeliani non siano quelli del 1967 (cioè dopo la conquista di decine di migliaia di chilometri quadrati di territorio palestinese) ma molto più grandi, data la notevole espansione territoriale ottenuta con gli insediamenti illegali negli ultimi 43 anni. In pratica secondo gli israeliani lo Stato palestinese dovrebbe essere ridotto (anche se non viene detto esplicitamente) alla Cisgiordania e forse alla striscia di Gaza e basta.
E' evidente che una soluzione del genere è lontana da quello che può essere definito un accordo. Così come è evidente che le pressioni che Obama sta esercitando sul presidente palestinese potranno essere accettate solo se Abu Mazen agirà contro gli interessi dei suoi concittadini, come fa di solito.

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di Antonio Rispoli
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