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Copertura sanitaria per altri 30 milioni di americani

USA: primo sì alla riforma sanitaria che non riforma


USA: primo sì alla riforma sanitaria che non riforma
21/12/2009, 12:12

WASHINGTON - Finalmente al Senato americano c'è stato il primo voto parziale sul provvedimento che cerca di aumentare la copertura sanitaria per la popolazione. Ce ne dovranno essere altri due, nei prossimi giorni, prima di passare al voto finale. E saranno due votazioni dure, anche se il presidente Barack Obama sta facendo di tutto per farle approvare.
Ma quali sono i cambiamenti che questa legge apporterà nel sistema? Quasi nulli. Semplicemente si estenderà il Medicare (contrazione di "Medical Care", cioè "cura medica" è il programma di copertura sanitaria minima, che gli Stati Uniti garantiscono ai disoccupati, alle persone a basso reddito e agli anziani, ndr) a chi ha più di 55 anni, e non 65 come è oggi; ma non cambiaerà niente altro di sostanziale. Ma già adesso ci sono migliaia di persone che negli USA muoiono ogni anno perchè hanno malattie che non vengono diagnosticate o vengono diagnosticate in ritardo. Infatti Medicare è omunque una società privata che ha in cima ai propri obiettivi arricchirsi; anche se poi è lo Stato che paga le loro prestazioni. Di conseguenza, si troveranno nuovi cavilli per evitare di effettuare reali prestazioni mediche e quindi la copertura sanitaria, che si annuncia per oltre 30 milioni di persone, sarà più teorica che reale.
Per fare un esempio concreto, di come vanno le cose negli USA, si può prendere un grande film di Denzel Washington, "John Q". In quel film, tratto da una storia vera, un padre decide di prendere in ostaggio un ospedale perchè il proprio figlio ha una malformazione cardiaca, ma non ha i soldi per pagare l'intervento; e la sua assicurazione medica non copre le operazioni di quel livello. In pratica, legge statunitense alla mano, il medico è autorizzato a far morire i propri pazienti, se questi non hanno i soldi per pagare. E questo non è cambiato, con la legge in via di approvazione al Senato USA.

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di Antonio Rispoli
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