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Gli americani del tutto contrari ad ogni aumento di imposte

Usa, referendum: no a Marijuana libera e tasse per ricchi


Usa, referendum: no a Marijuana libera e tasse per ricchi
03/11/2010, 17:11

WASHINGTON - Tra le bocciature più importanti scaturite dai ben 159 referendum proposti in 38 stati americani per il tradizionale voto del "MidTerm", c'è quella che riguarda la totale legalizzazione (con tanto di introiti garantiti alle sempre più povere casse dello stato) della Marijuana in California. Per la liberalizzazione tout court della "maria", già resa legale per scopi medici, era infatti stata lanciata la "proposition 19".
La percentuale dei no, a dire il vero, non è stata poi del tutto schiacciante; con un 56%  che ha infatti lasciato i propositori della liberalizzazione non del tutto scottati e scontenti e, anzi, li ha resi sicuri di poter riuscire ad ottenere risultati migliori alle prossime competizioni del 2012. Per incentivare lo Stato ed i cittadini ad approvare la proposition 19, gli organizzatori della campagna "pro-maria" avevano sottolienato che, qualora si fosse tassato il consumo di marijuana anche per usi diversi da quelli prettamente medici, le casse pubbliche avrebbero incassato non meno di 1,4 miliardi di dollari. Ovviamente, erano comunque stati fissati dei limiti massimi in termini di grammi (al massimo 28 per uso personale) e di terreno coltivabile (2,3 metri quadri).
Gli abitanti del Golden State, seguendo una propensione ad un secco "no" che era stata suggerita trasversalmente sia dagli esponenti democratici che da quelli repubblicani, ha però deciso di bocciare il referendum e di rendere vana anche la donazione di un milione di dollari effettuata dal miliardario-filantropo George Soros per sponsorizzare la causa.
Altra bocciatura eccellente, poi, riguarda il deciso no rifilato alla proposta di una nuova tassa per ricchi avanzata da Bill Gates nello stato di Washington. In pratica, il titolare della Microsoft, aveva ritenuto giusta la possibilità di introdurre un' imposta diretta sul reddito di tutti coloro che guadagnano almeno 200.000 dollari l'anno. La precentuale di contrari (65%), rappresenta dunque l'ennesima dimostrazione della totale idiosincrasia americana nei confronti di qualsiasi aumento della pressione fiscale; anche se quest'ultimo è rivolto in via esclusiva a chi naviga in piscine di denaro.
Un tipo di mentalità capitalista che lo stesso Obama ha tentato, tra diverse contraddizioni, di combattere. Il pessimo risultato, con la sconfitta alla Camera ed il dimezzamento di forza politica al Senato, è stato però decisamente eloquente. La formula "tassa e spendi" che ha tentato di utilizzare il governo democratico non gode infatti di grande appeal nei confronti dello statunitense medio. Anche in periodi di forte e lampante crisi, a quanto pare, le imposte negli Usa non possono essere alzate. Solo il tempo dirà al mondo se questo modo di sentire così diffuso e radicato nella società americana in particolare è destinato a decretare la fine definitiva del sistema capitalista o meno.
Per ora, di sicuro, permeano il consueto indivisualismo sfrenato e la quasi totale indisponibilità verso un sistema di welfare anche minimo imposto dallo Stato.

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di Germano Milite
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