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La decisione della Corte Suprema americana

Usa, riammessi i video con crudeltà sugli animali


Usa, riammessi i video con crudeltà sugli animali
20/04/2010, 21:04

WASHINGTON – Arriva dagli Stati Uniti una notizia che farà storcere il naso a tutti gli animalisti.
La Corte Suprema Usa, infatti, ha giudicato legittimi i video che mostrano atti di violenza sugli animali.
Spingendo agli estremi il diritto alla libertà di espressione, garantito dal Primo Emendamento, è stata, dunque, abolita la legge federale che, dal 1999, vietava i video sui maltrattamenti degli animali.
Con una maggioranza schiacciante di 8 a 1, i supremi giudici hanno sostenuto che il provvedimento si era spinto troppo oltre, esponendo al rischio di condanna anche gli autori di riprese di battute di caccia. Insomma una legge troppo ampia che finiva per ledere i diritti di espressione.
E così, oggi, la Corte ha stabilito che il governo federale non ha la facoltà di mettere al bando espressioni di crudeltà sugli animali quando queste sono contenute in video cassette e altri media. La sentenza, tuttavia, lascia aperta la possibilità di una futura legge dall'ambito più ristretto.
Il provvedimento contro questo tipo di immagini, originariamente, era nato dopo la diffusione, sul mercato, di particolari video a luci rosse, i cosiddetti “crush video”, apprezzati da alcuni feticisti, in cui alcune donne calpestavano, a piedi nudi o con i tacchi a spillo, piccoli animali, spesso fino a farli soffocare.
A favore della legittimità dei video che riprendono maltrattamenti sugli animali, hanno votato tutti i giudici della corte con il solo dissenso del giudice Sam Alito.
Scrivendo a nome della maggioranza della Corte il giudice capo John Roberts ha sottolineato che il verdetto non restringe i bandi imposti dalla legge alla crudeltà sugli animali: “Per tali proibizioni c'è una lunga storia di precedenti nella storia americana”. Roberts ha però osservato che non c'è una storia analoga di precedenti dietro la legge del Congresso che ne vietava la rappresentazione mediatica.

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di Elisa Scarfogliero
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