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Lo studio è stato riportato oggi sul Washington Post

Usa: Rischio siccità per i prossimi due decenni

A rendere gravi le condizioni i tanti cambiamenti climatici

Usa: Rischio siccità per i prossimi due decenni
14/08/2012, 16:51

ROMA - Siccità che mette in ginocchio l'agricoltura, aridità che consuma la terra e alimenta incendi indomabili. In questi giorni non si parla d'altro, ma l'allarme siccità potrebbe durare, per gli Stati Uniti, anche nei prossimi due decenni. L'allarmante previsione, che riguarda anche altre zone del Pianeta, è contenuta in uno studio pubblicato sulla rivista Nature Climate Change e riportato oggi dal Washington Post. A firmare lo studio è Aiguo Dai, ricercatore presso il Centro Nazionale per la Ricerca Atmosferica finanziato dal governo federale. Secondo Dai, a rendere più gravi e prolungati i prossimi periodi di siccità saranno i cambiamenti climatici: previsioni “terribili”, secondo lo studioso. Negli Stati Uniti, il principale responsabile al momento e' un ciclo di aria fredda che interessa la temperatura superficiale dell'Oceano Pacifico orientale, a causa del quale si riducono le precipitazioni sopratutto sulla parte occidentale del Paese. Una situazione simile si è già verificata negli anni '30, nell'era delle Dust Bowl, le tempeste di sabbia che colpirono Stati Uniti e Canada. La situazione, secondo lo studio, dovrebbe durare ancora per i prossimi uno o due decenni, portando ad una sempre maggiore siccità. In più, c’è la questione relativa ai cambiamenti climatici. “In questo momento, il riscaldamento globale ha un effetto sottile sulla siccità - dice Dai - ma per la fine del ciclo del freddo, il riscaldamento globale potrebbe prendere il sopravvento continuando a provocare siccità”. Da una parte, quindi, ci sono le variazioni nelle temperature del mare che influiscono in primo luogo sulle precipitazioni atmosferiche, dall'altra il riscaldamento globale che porta maggiore siccità, aumentando l'evaporazione via terra. Insomma, meno pioggia e maggiore evaporazione. Una situazione allarmante che, secondo Dai, potrebbe interessare maggiormente Sud America, Europa meridionale e Africa.

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di Valerio Esca
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