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Ma Ahmadinejad lo rigetta: "Non ne hanno diritto"

USA: ultimatum all'Iran sul nucleare, "scade il 31 dicembre"


USA: ultimatum all'Iran sul nucleare, 'scade il 31 dicembre'
23/12/2009, 09:12

IRAN - Il detto che a Natale bisogna essere più buoni, evidentemente non vale per l'Amministrazione Obama, che continua a fare fortissime pressioni sull'Iran, con la scusa del nucleare. In questo caso è stato il portavoce della Casa Bianca, Robert Gibbs, ad annunciare che il governo iraniano deve sottoscrivere l'accordo voluto dal gruppo dei "5+1" (USA, Gran Bretagna, Cina, Russia, Francia e Germania), che prevede l'obbligo per il governo di Teheran di mandare il materiale nucleare da "arricchire" all'estero, in modo che possa esserne controllato il livello. Infatti, l'uranio arricchito intorno al 25% è usato nelle centrali nucleari; ma arricchendolo al 90% e oltre, diventa materiale adatto per le testate nucleari. Inoltre, Gibbs sottolinea che la data di scadenza dell'ultimatum è il 31 dicembre; se l'accordo non verrà firmato, scatteranno nuove e più dure sanzioni da parte dell'ONU.
Ma l'Iran ha già risposto, attraverso il suo presidente, Mahmud Ahmadinejad, che in un discorso fatto in TV ha risposto seccamente: "Chi sono per imporci una scadenza?". E poi, provocatoriamente: "Imporremo loro una scadenza: se non correggeranno il loro atteggiamento, comportamento e i loro scritti gli chiederemo i diritti storici della nazione iraniana".
Effettivamente, sull'Iran ci sono troppe pressioni. Che sia vera o sia falsa la versione di Teheran ("intendiamo costruire solo centrali nucleari per produrre energia elettrica e quindi aumentare le esportazioni di gas e petroilio"), conta poco. Resta il fatto che hanno un vicino - Israele - che ha l'arma atomica da 40 anni e che può usarla in qualsiasi momento. E resta il fatto che affidare il lavoro di arricchimento all'estero significa dare agli USA una grossa arma di ricatto: basta impedire l'arrivo del materiale nucleare per fargli spegnere le centrali. Una situazione di rischio eccessivo, per Teheran.

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di Antonio Rispoli
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