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Un editoriale mette sullo stesso piano i due sfidanti

WP contro Obama e Romney sul problema della vendita di armi

"Ostaggio della lobby delle armi"

WP contro Obama e Romney sul problema della vendita di armi
24/07/2012, 19:11

NEW YORK - Nei giorni successivi alle tragedie nazionali, ci si dovrebbe stringere intorno alle vittime, domandandosi poi cosa fare per evitare che si ripetano. Così è successo per l'uragano Katrina, o per gli attacchi dell'11 Settembre. Ma una riflessione simile non si apre mai, a livello politico, nel caso di folli sparatorie, come quella di Aurora, in Colorado, della scorsa settimana. La politica di oggi, ostaggio della potenza di fuoco della National Rifle Association (la lobby delle armi, ndr), soffoca qualsiasi discussione sul controllo delle armi. E mette il silenziatore al presidente, Barack Obama, e al suo sfidante, Mitt Romney. E’ il Washington Post, in un editoriale, a mettere sotto accusa i due candidati al prossimo quadriennio alla Casa Bianca. Obama ha espresso la speranza che tutti riflettano “su cosa fare per porre fine a una tale violenza senza senso”. Il suo portavoce, Jay Carney, ha poi spiegato che il presidente crede che si possa fare qualcosa per impedire che le armi finiscano nelle mani sbagliate, rispettando le leggi correnti. Ma non è chiaro, sottolinea il Washington Post, come le leggi correnti potessero fermare James Holmes, l'autore della strage in cui sono morte 12 persone. Romney non è stato da meno in fatto di retorica, si legge nell'editoriale, sottolineando il dolore di ogni americano e la volontà di offrire conforto e sostegno alle famiglie delle vittime. E’ stato invece il sindaco di New York, Michael Bloomberg, a chiedere giustamente un'adeguata risposta, affermando che è arrivato il momento che i due candidati alla presidenza degli Stati Uniti “ci dicano cosa intendono fare”. Nessuna legge che limiti l'uso delle armi può fermare ogni massacro, sottolinea il Washington Post. Ma dopo le tragedie di Aurora, Tucson (nel 2011, 6 morti e 14 feriti, tra cui la deputata democratica Gabrielle Giffords, ndr) e Virginia Tech (nel 2007, 33 morti, ndr), ai politici non dovrebbe essere permesso di eludere una seria discussione sul possesso di armi da fuoco. Il divieto delle armi semi-automatiche, voluto da Bill Clinton e decaduto nel 2004 con l'amministrazione Bush, avrebbe impedito a Holmes di agire con un fucile Smith & Wesson, modello AR-15, capace di sparare tra i 50 e i 60 colpi al minuto. Durante la campagna elettorale del 2008, Obama sosteneva il ripristino del divieto, ma da allora non è più tornato sull'argomento. Anche Romney una volta sosteneva il divieto, salvo poi rinunciare a questa posizione, ricorda il Washington Post. Il quotidiano si chiede inoltre se non sia il caso di porre dei limiti, o dei controlli, alla vendita di munizioni online, visto che la sparatoria di Aurora - Holmes aveva acquistato 6.000 munizioni - dimostra che chiunque può crearsi un arsenale senza attirare i controlli delle autorità. L'incapacità di Obama e Romney, conclude il Washington Post, persino di affrontare queste tematiche è un cattivo servizio reso agli americani che sperano di guidare, e alla memoria delle vittime di Aurora. 

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di Valerio Esca
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