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Saleh, rinnega le responsabilità, incolpando i manifestanti

Yemen, 52 manifestanti uccisi dalle milizie di Saleh


Yemen, 52 manifestanti uccisi dalle milizie di Saleh
19/03/2011, 10:03

Sanaa - Il grido disperato di migliaia di manifestanti, che da giorni protestano nella capitale dello Yemen per opporsi alla dittatura del presidente Ali Abdullah Salehm, si è trasformato in una strage di sangue.
Venerdì, nella zona universitaria della capitale Sanaa, un corteo di manifestanti che protestava contro la richiesta del presidente Ali Abdullah Saleh di dichiarare lo stato d'emergenza nella capitale (lo stato di emergenza regala ampi poteri alle forze di sicurezza e vieta ai cittadini manifestazioni in pubblico), alcuni cecchini del presidente e poliziotti hanno aperto il fuoco sulla folla, uccidendo 52 manifestanti.
Ma permangono dubbi sulla vera cifra della strage, secondo  il ministero dell'Interno, il bilancio delle vittime sarebbe di 25 persone morte, ma per i medici il bilancio sarebbe di 42 persone morte e almeno 300 feriti.
Il presidente Saleh in una conferenza stampa ha negato di aver responsabilità riguardo l'accaduto di Venerdì, scaricando tutte le colpe su uomini armati, legati a gruppi estremi dei manifestanti : "Esprimo il mio dolore più profondo per quello che è successo oggi dopo la preghiera del Venerdì nel quartiere universitario, la polizia non era presente e non ha aperto il fuoco, ed è 'chiaro che vi sono elementi armati all'interno di questi gruppi e sono loro che hanno aperto il fuoco".
La Casa Bianca e la Francia condannano la violenza del governo, e il presidente Usa Barack Obama ha esortato le autorità a proteggere i manifestanti pacifici:
"E' più importante che mai per tutte le parti a partecipare ad un processo aperto e trasparente che risponde alle preoccupazioni legittime del popolo yemenita, e fornisce un percorso pacifico, ordinato e democratico di una nazione più forte e più prospera".

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di Zaccaria Pappalardo
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