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Chiudono le ambasciate, si combatte vicino la capitale

Yemen, caccia ai terroristi di Al Qaeda


Yemen, caccia ai terroristi di Al Qaeda
04/01/2010, 19:01

SANAA - A Washington l’impegno militare yemenita basta, almeno per il momento. Gli Stati Uniti non invieranno truppe. L’apertura di un terzo fronte di guerra, oltre a quelli afghano e iracheno, è stata esclusa dal consigliere di Barack Obama per l’antiterrorismo, John Brennan, ha detto che «il governo yemenita ha dimostrato la volontà di combattere al Qaeda e accetta il nostro sostegno e glielo stiamo fornendo». Richiesto di un chiarimento sull’eventualità di un invio di truppe nel Paese arabo, Brennan ha risposto: «Non si parla di questo, assolutamente».
Il 2010 si apre con la paura di al-Qaeda, di nuovo pronta a fronteggiare l’Occidente sia in patria sia nelle «terre degli infedeli». In Yemen è battaglia con l’organizzazione terrorista. Due miliziani dell’organizzazione terrorista sono stati uccisi dalle forze governative. Le forze governative erano alla ricerca di Nazih al-Hanq e vicino Arhab, 40 chilometri a nord di Sanaa, tra i villaggi di Al Hanq e Beit Boussan, si sono trovati sotto il fuoco incrociato dei miliziani.
Secondo quanto ha riferito una fonte del luogo a restare uccisi sono state due guardie del corpo di Hanq e altre tre sono rimaste ferite. Hanq è uno dei capi di Al Qaeda nella Penisola arabica, che in Yemen può fare affidamento su centinaia di uomini. Un ufficiale yemenita ha affermato che nel gruppo terrorista con cui sono stati ingaggiati i combattimenti vi sono coloro che «si ritiene siano dietro le minacce all’ambasciata americana», chiusa da ieri per motivi di sicurezza.
I Paesi occidentali chiudono le ambasciate, dopo i provvedimenti analoghi presi da Stati Uniti e Gran Bretagna. Parigi ha fatto lo stesso, mentre la Germania ha chiuso la sezione consolare. Idem, il Giappone. L’Italia è su una posizione diversa. Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, si è sentito con il ministro degli Esteri europeo, Catherine Ashton, e con lei ha insistito per un «coordinamento concreto ed efficace», sia a Sanaa che a Bruxelles, fra i Paesi membri dell’Unione Europea.

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di Mario Aurilia
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