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Era stato rapito cinque giorni fa da una tribù locale

Yemen: il connazionale Alessandro Spadotto è libero

Domani il suo rientro a Roma. Terzi: Grande soddisfazione

Yemen: il connazionale Alessandro Spadotto è libero
03/08/2012, 09:10

SANA’A (YEMEN) - Si è concluso il sequestro di Alessandro Spadotto, rapito in Yemen da un gruppo tribale. Il connazionale, che lavorava come carabiniere addetto alla sicurezza presso l’Ambasciata italiana a Sana’a, è libero e in queste ore è in viaggio verso la capitale yemenita: il suo rapimento era avvenuto cinque giorni fa per mano del clan tribale dei Jalal, i cui esponenti avevano catturato Spadotto mentre si trovava in un negozio nei pressi della sede diplomatica.

A dare la notizia della sua liberazione è stato il presidente dell’associazione italo-yemenita, Arhab al Sarhi. Solo successivamente è arrivata la conferma della Farnesina: Spadotto, 29enne di origini friuliane, si trova ora nelle mani della polizia yemenita, accompagnato da un uomo dei servizi italiani. Una volta arrivato nella capitale Sana’a, sarà consegnato all’ambasciatore e, quasi probabilmente, domani farà rientro a Roma. E San Vito al Tagliamento, città natale del carabiniere, dove si trovano i sui familiari, già si prepara a festeggiare il suo ritorno a casa.  

Il suo sequestro, come spesso accade in Yemen, non era avvenuto per ragioni politiche, ma per fare pressione sul governo centrale: il rapitore Nasser Hraidqan, capo bandito della tribù dei Jalal, infatti, aveva posto due condizioni al governo di Sana’a per il suo rilascio: denaro, quello che sostiene gli sia stato sottratto nel periodo del carcere, e la cancellazione del suo nome dall’elenco dei ricercati.


LA SODDISFAZIONE DEL MINITRO TERZI

“Grande soddisfazione” arriva dal ministro degli Esteri Giulio Terzi, che sottolinea la “rapida soluzione del caso, resa possibile grazie alla straordinaria collaborazione fornita dalle autorità di Sana’a”. “Si tratta di un successo che è ancora una volta - aggiunge il capo della diplomazia italiana - il risultato del lavoro tenace e della grande professionalità dei funzionari dell’Unità di Crisi della Farnesina e di tutte le strutture dello Stato coinvolte”.

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di Redazione
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