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I tafferugli sono terminati nel pomeriggio

Yemen: oltre 40 i morti negli scontri, Saleh pronto alle dimissioni

Il presidente:"Non lascerò il mio paese"

Yemen: oltre 40 i morti negli scontri, Saleh pronto alle dimissioni
25/05/2011, 20:05

SANA'A - Due giorni di scontri e 41 vittime: 27 tra i ribelli e 17 tra i militari. Le truppe lealiste e quelle comandate dallo sceicco Sadiq al-Ahmar si sono date battaglia fino al pomeriggio di mercoledì e al momento sembrano essersi concesse qualche ora di tregua.
I combattimenti, cominciati lo scorso lunedì, sono stati particolarmente violenti nel quartiere al-Hesbah; luogo nel quale si trova anche la dimora dello sceicco a capo della rivolta contro il presidente Ali Abdullah Saleh. Il clima di tensione rimane comunque molto alto e, come lo stesso leader yemenita ha ammesso, il rischio che esploda una virulenta guerra civile è elevato. Lo stesso presidente, intervistato da  al-Arabiya, ha dichiarato che è pronto a lasciare il proprio incarico ma non il proprio paese. Si alla firma di un accordo che sancisca un "passaggio di poteri" ma, al contempo, la ferma intenzione di "combattere contro chi viola la legge e minaccia la sicurezza del Paese".
Non darò altre concessioni agli oppositori. -
ha continuato Saleh - I seguaci dello sceicco hanno cercato di trascinarci in una guerra civile, sono loro i responsabili. Il paese non diventerà una nuova Somalia e non sarà un luogo di rifugio per al-Qaeda". Poi  l'invito lanciato agli oppositori:"Prometto che la violenza sarà fermata e il paese verrà ricostruito" e l'avvertimento al resto del mondo:" La crisi del paese è una faccenda interna che non deve essere sottoposta al Consiglio di sicurezza dell'Onu".
Al contempo, il presidente ha assicurato che il suo paese rimarrà strettamente collegato con gli Stati Uniti per la lotta al terrorismo islamico. Come riporta anche "Il Messaggero", il ministro degli esteri britannico, William Hague, ha osservato che Saleh "dovrebbe firmare l'accordo" visto anche che "è stato sul punto di farlo da tempo. Noi gli abbiamo chiesto di farlo e non è questione di prendere ordini da una potenza straniera ma nell'interesse del suo paese che cui sia una transizione di poteri in base all'accordo che è stato negoziato".

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di Germano Milite
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