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ZIMBABWE: ONU CONTRO MUGABE


ZIMBABWE: ONU CONTRO MUGABE
28/06/2008, 11:06

Si è svolto nello Zimbabwe il ballottaggio-farsa per scegliere il presidente della Repubblica. Il Consiglio di sicurezza dell'Onu ha criticato la decisione di proseguire con l'iter delle elezioni presidenziali, ritenendo che manchino le condizioni per un voto libero e corretto. La presa di posizione dell'organismo delle Nazioni Unite è stata approvata da tutti i 15 membri. La dichiarazione comune non nasconde però divisioni nel Consiglio di sicurezza. L'Onu preparerà un rapporto sulla situazione nel Paese. Gli Stati Uniti, inoltre, stanno lavorando con i paesi membri delle Nazioni Unite a una risoluzione che mandi "un forte segnale di deterrenza" al governo dello Zimbabwe, contro il giro di vite nei confronti dei cittadini. Lo ha detto oggi il segretario di stato americano Condoleezza Rice. Rice ha detto che Washington, che ha già in essere estese sanzioni contro il governo del presidente Mugabe, sta considerando l'idea di imporne di più per proprio conto, così come sta lavorando sulle sanzioni al Consiglio di sicurezza dell'Onu.
I membri occidentali, in primis Usa, Gran Bretagna e Francia,sono per la linea dura contro Mugabe e avevano proposto un documento di condanna più aspro. Il Sudafrica, invece, guida un fronte più moderato che comprende anche Cina, Russia, Indonesia e Vietnam.
Il voto palesemente illegittimo ha già un vincitore visto che ha un solo candidato - Robert Mugabe - e che comunque gran parte della comunità internazionale ha già dichiarato che non lo riconoscerà come valido.
Un solo candidato dunque, quel Mugabe che da eroe dell'indipendenza si è trasformato in dittatore ed è al potere da 28 anni. E poca gente ai seggi nelle città, un po' di più nelle campagne dove esercito e miliziani del regime hanno provveduto ad intruppare la popolazione, magari trasportandola con pullman ai seggi.
Per il quotidiano 'The Herald', portavoce ufficiale del regime di Robert Mugabe, l'affluenza è stata "massiccia", senza fornire tuttavia cifre e dati precisi.
"E' il giorno dell'umiliazione e della vergogna", ha dichiarato il leader dell'opposizione Morgan Tsvangirai, colui che sarebbe stato quasi certamente il vincitore se le condizioni fossero state normali. Ma è stato costretto a ritirarsi domenica scorsa, per le violenze sempre più estese contro i suoi seguaci: una novantina di morti, molte centinaia di arresti, forse 10.000 feriti, stupri estesi, e quasi 200.000 persone costrette ad abbandonare le case, incalzate dagli scherani di Mugabe. "Non posso chiedere alla gente di rischiare la vita per votarmi", aveva detto. Ed oggi - uscendo brevemente dall'ambasciata olandese di Harare dove ha trovato rifugio essendo nel mirino dei killer del regime - ha denunciato che moltissima gente è stata costretta a votare, che questo ballottaggio non ha alcuna credibilità, e mostra solo il volto di "una dittatura alla disperata ricerca di una parvenza di legittimità ".
Il segretario di Stato americano Condoleezza Rice ha parlato di "pseudo elezioni inaccettabili ed illegittime"; ed il ministro degli esteri italiano Franco Frattini ha annunciato l'intenzione di proporre ai paesi comunitari di ritirare i propri ambasciatori da Harare. Dal canto suo la Commissione Europea ha dichiarato di considerare le elezioni nello Zimbabwe "una vergogna senza legittimità né validità ". Sulla stessa linea - seppur con ritardo - anche i Paesi regionali africani, che fino alla scorsa notte hanno continuato a chiedere quantomeno il rinvio del voto:  ipotesi sempre respinta con arroganza da Mugabe.  
Tutte le speranze della diplomazia puntano su una forte manovra a tenaglia Onu-Ua, sostenuta da tutte le cancellerie, che costringa Mugabe - al di là del risultato scontato del voto - ad immediate consultazioni con l'opposizione, con una forte mediazione internazionale. Ciò prima che sia troppo tardi, prima che il sangue scorra come è avvenuto di recente in Kenya. Che ne è poi uscito, ma dopo mesi di massacri, con un'intesa di  grande coalizione che tutti auspicano anche per lo Zimbabwe.
Il quadro potrebbe prevedere una presidenza più o meno formale a Mugabe, premierato forte a Tsvangirai, ed esecutivo di unità nazionale. Ma c'é l'incognita delle alte gerarchie militari (in Kenya erano marginali) che sembra proprio non vogliano alcun compromesso. In ogni caso stasera i ministri degli Esteri dell'Unione Africana hanno fatto sapere di essere "convinti" che una "soluzione credibile" sia possibile.   Il primo turno elettorale nello Zimbabwe si era svolto il 29 marzo: allora le code ai seggi erano lunghissimie, e grandi le speranze di cambiamento. E l'opposizione aveva vinto: maggioranza in Parlamento, per la prima volta nella storia, e probabile successo al primo turno nelle presidenziali. Ma, dopo cinque settimane, il dubbio verdetto ufficiale fu: 47,9 per Tsvangirai e 43,1 a Mugabe. Tutto rinviato al ballottaggio.
Il leader dell'opposizione sembrava comunque avviato a una facile vittoria: poi l'orgia delle violenze e il suo ritiro.

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di Redazione
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