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Federauto:"Pesanti ripercussioni su lavoro ed economia"

A ottobre settore auto a -29%, crollo Fiat: -39,5 per cento


A ottobre settore auto a -29%, crollo Fiat: -39,5 per cento
01/11/2010, 19:11

L'ottobre nero dell'auto è arrivato, confermando un trend nebuloso che non dava cenni di schiarita già da diversi mesi. Secondo i primi dati raccolti e trapelati dall'indagine di Federauto, l'associazione che raggruppa i concessionari di tutti i marchi commercializzati in Italia, infatti, le immatricolazioni sono andate incontro ad un decremento del 29% nell'ultimo mese. Situazione a quanto pare disastrosa per la Fiat che, con un -39,5%, registra una flessione decisamente preoccupante e sinonimo di una gestione aziendale fin'ora fallimentare e miope.
Certo, quelli citati, sono dati ancora parziali e non definitivi (per questi ultimi si attende il 2 novembre) ma, di sicuro, le percentuali si presentano molto eloquenti e difficilmente recuperabili con inaspettate risalite dell'ultima ora.
Come riscontra Il Sole 24 ore con una proiezione decisamente significativa, sommando il lavoro assicurato ed il fatturato prodotto da concessionari autorizzati, case automobilistiche con l'indotto, il settore dell'auto produce da solo circa il 20% del Pil nazionale e garantisce un impiego ad un milione di persone.
Cifre importanti che fanno comprendere quanto quello automobilistico sia per l'Italia un settore primario; una vera e propria spina dorsale socio-economica che però presenta da anni fratture e "reumatismi cronici" che nessuno, tra politici, sindacalisti ed aziendalisti, sembra essere stato in grado di curare. Come si sottolinea anche dalla presidenza nazionale di Federauto, difatti "l'analisi del mercato italiano degli ultimi anni evidenzia una situazione impietosa. Nel 2007 il mercato auto Italia era circa 2.500.000, nel 2008 circa 2.160.00 e nel 2009, grazie agli incentivi governativi, ha chiuso a 2.159.000, replicando, sostanzialmente, l'anno precedente. Il 2010 chiuderà circa a 1.950.000. Leggendolo così uno potrebbe pensare a una riduzione lieve. Purtroppo a questa cifra bisogna togliere i circa 200.000 pezzi venduti entro il 31.12.2009 con rottamazione governativa, che ricordo potevano essere immatricolati entro marzo 2010. Operando questa sottrazione il mercato vero del 2010 diventa 1.750.000 circa".
Un conteggio che, tra l'altro, comprende "anche le "forzature" delle Case come le autoimmatricolazioni denominate kilometri zero". E quindi, secondo gli esperti di settore, l'attuale crollo del mercato di riferimento farà conoscere nel giro di breve tempo "pesanti ripercussioni sull'occupazione, sui licenziamenti, su costi degli ammortizzatori sociali, inoltre lo Stato perderà circa 2 miliardi di euro di IVA, oltre a centinaia di milioni di euro che provenivano da tasse varie quali IPT, passaggi di proprietà e bollo".
Per fronteggiare una situazione che appare in tutta la sua innegabile drammaticità, i vertici di Federauto, in accordo con le case automobilistiche, hanno così richiesto un incontro urgente con il nuovo ministro allo sviluppo
Paolo Romani. Le proposte sul tavolo del ministero riguardano l'utilizzo di "parte dell'IVA dei fatturati aggiuntivi per incoraggiare non la rottamazione, ma l'acquisto di auto a basso impatto ambientale, quali quelle a GPL e Metano".
In più, c'è un vivo invito "a rivedere la fiscalità delle auto aziendali, equiparandola alla media degli altri paese europei. In questo modo le aziende tornerebbero a svecchiare i loro parchi, spesso obsoleti". In ultimo, la proposta di  togliere dalla circolazione 11 milioni di auto inquinanti o non dotate di moderni dispositivi quali Abs, Esp e Airbag".
Nulla di particolarmente innovativo dal punto di vista dei nuovi veicoli da immettere sul mercato, dunque, ma qualche sensata proposta riguardo la parte di gestione fiscale di un mercato sempre più saturo e "drogato". Peccato che, nemmeno la Federauto, si sia ricordata ad esempio di proporre un sensibile abbassamento delle assicurazioni Rcauto (specialmente nel meriodione; dove le tariffe hanno raggiunto oramai cifre folli). Molti, infatti, non acquistano un'autovettura soprattutto perchè non possono sostenere i costi di mantenimento (tra bollo ed appunto assicurazione) del mezzo. Del resto, se si continuano ad alzare le tasse senza che ci sia un regolare e generale aumento degli stipendi di lavoratori pubblici e privati, non sarà soltanto il settore dell'auto a conoscere una crisi potenzialmente senza ritorno. Questo aspetto così semplice ed immediato da intuire, a quanto però, resta però per lo più oscuro ai numerosi esperti ed analisti di settore che da anni si limitano a proporre modelli di capitalismo sfrenato senza ponderare soluzioni alternative al consumo convulso dei beni.

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di Germano Milite
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