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Acqua sempre più cara in Campania: tariffe cresciute del 10,5%


Acqua sempre più cara in Campania: tariffe cresciute del 10,5%
15/10/2009, 09:10


In Campania, è Avellino il capoluogo dove l’acqua per uso domestico costa di più (264€ annui), ben 107€ in più rispetto a Benevento (157€), il capoluogo campano dove costa meno e tra le 10 città italiane più economiche per il servizio idrico integrato, ma anche la città che ha fatto registrare nell’ultimo anno il secondo incremento tariffario più alto nel Paese (+31,9%), inferiore solo a quanto registrato a Salerno (+34,3%).
In particolare, l’aumento registrato a Benevento non è dovuto ad un incremento tariffario vero e proprio, ma al fatto che, a dispetto del 2007, nel 2008 il canone di depurazione è stato sopportato dagli utenti finali e non più dall’Amministrazione Comunale. In media, nell’ultimo anno l’incremento tariffario registrato in Campania è stato del 10,5%, inferiore solo alla Basilicata (+16%), a fronte di un incremento medio nazionale del 5,4%. In positivo, in regione una famiglia sostiene una spesa media annua di 210€ per il servizio idrico integrato, a fronte di una spesa media nazionale pari a 253€. L’indagine svolta dall’Osservatorio Prezzi e Tariffe di CittadinanzAttiva è stata realizzata in tutti i capoluoghi, relativamente all’anno 2008. L’attenzione si è focalizzata sul servizio idrico integrato per uso domestico (acquedotto, canone di fognatura, canone di depurazione, e quota fissa o ex nolo contatori). I dati sono riferiti ad una famiglia tipo di tre persone con un consumo annuo di 192 metri cubi di acqua (in linea con quanto calcolato dal Comitato di Vigilanza sull’Uso delle Risorse Idriche), e sono comprensivi di Iva al 10%. On line su www.cittadinanzattiva.it il dossier completo comprensivo anche di dati su investimenti, Carte della qualità del servizio e relativi assetti gestionali. Qualità & deroghe: acqua in bocca. In tema di qualità delle acque destinate al consumo domestico, poco si parla del ricorso lle deroghe, previsto dal D.Lgs. 31/01: negli ultimi 7 anni, ne hanno usufruito ben 13 regioni. In Campania, le deroghe concesse dal 2002 ad oggi sono state richieste per la presenza di fluoro ed hanno riguardato sempre gli stessi 14 comuni della provincia di Napoli. Cosa succederà dal 2010 quando la richiesta di ulteriori deroghe per gli stessi parametri attualmente “fuorilegge” andrà indirizzata direttamente alla Commissione Europea?
Il commento di Ferdinando Iavarone, segretario regionale di Cittadinanzattiva Campania. “Il settore idrico può essere preso a paradigma delle tante facce dell’Italia: al Nord si investe di più, le tariffe sono mediamente più basse, così come la dispersione, ma tre regioni sono in deroga per parametri microbiologici e chimici eccessivamente alti come l’arsenico. Al Sud, purtroppo, la situazione è grave: non si investe, la rete è un colabrodo e anche se i parametri di potabilità sono migliori che al Nord, le continue interruzioni del servizio in molti casi non favoriscono il consumo dell’acqua di rubinetto. Il Centro, dal canto suo, si contraddistingue per le tariffe medie più elevate.
In generale, a fronte di una crescita costante delle tariffe – prosegue Iavarone - la qualità del servizio è carente: si continua a far pagare il canone di depurazione anche in assenza del servizio; la dispersione idrica è ormai pari ad un terzo del volume di acqua immessa nelle tubature; il regime delle deroghe da transitorio rischia di diventare perpetuo. Alla luce di tutto ciò, crediamo non più rinviabile allargare le competenze dell’Autorità per l'energia elettrica e il gas anche al servizio idrico, rafforzandola con reali poteri d’intervento, mentre guardiamo con preoccupazione alla privatizzazione in un settore nel quale i livelli di tutela dei cittadini sono pressoché nulli”.

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di Redazione
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