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AIRFRANCE: ACCORDI NON PIU' VALIDI


AIRFRANCE: ACCORDI NON PIU' VALIDI
22/04/2008, 07:04

Come era assolutamente prevedibile, AirFrance ha ritirato la propria offerta per Alitalia, in quanto ''gli accordi contrattuali annunciati il 14 marzo scorso con l'obiettivo di lanciare un'offerta pubblica di scambio su Alitalia non sono piu' validi dal momento che non sono state soddisfatte le condizioni preliminari al lancio dell'offerta''. Questo si legge in una lettera che ieri la compagnia franco-olandese ha inviato a quella italiana, in risposta ad una precedente missiva che Police, attuale presidente della nostra compagnia di bandiera, aveva inviato a Parigi.

E' evidente che ai francesi non è andato giù il fatto di essere stati strumentalizzati dal Pdl e dalla Lega a fini elettorali. Sin dall'inizio avevano affermato di voler fare un acquisto condiviso, che sarebbe stato nell'interesse anche di Alitalia, della stragrande maggioranza dei suoi lavoratori e del nostro Paese. Ma il comportamento arrogante e pretenzioso dei sindacati prima e quello strumentale di alcuni partiti politici dopo non è piaciuto.

E ora? Ora le prospettive sono fosche, per non dire di peggio. Aeroflot ha fatto capire che non c'è il minimo interesse per acquistare Alitalia, a meno che non ci sia un esplicito ordine di Putin, anche perchè ha troppi accordi commerciali con AirFrance e rischierebbe di rovinarli; la Lufthansa si è scottata nel 2003 e adesso non vuole avere niente a che fare con la nostra compagnia di bandiera; AirFrance se ne è andata... non rimangono altre compagnie di peso che possano rilanciare il carrozzone mangiasoldi che è Alitalia in questo momento.

Mercoledì era previsto un incontro tra il governo uscente e i vertici di Pdl e Lega per varare un prestito all'Alitalia, per darle un po' di ossigeno, sia pure entro i limiti previsti da Bruxelles. Ora l'incontro è confermato, ma all'ordine del giorno ci sarà il che fare per salvare Alitalia. Un "che fare" che dovrà essere una scelta bipartizan, con una chiara ed esplicita presa di posizione del Pdl e della Lega, che dovranno dire agli italiani se intendono andare a Canossa (in questo caso a Parigi) e ricucire i rapporti con AirFrance o far fallire Alitalia. La soluzione di emergenza sarebbe l'applicazione della cosiddetta legge Marzano, quella predisposta nel 2003 dal precedente Governo Berlusconi per salvare Calisto Tanzi dal fallimento Parmalat. In pratica ci sarebbe un commssario nominato dal governo che agirebbe secondo il principio della riduzione dei costi. Ma con Parmalat fu facile, trattandosi di una società fondamentalmente solida ma travolta dalle speculazioni finanziarie. In questo caso abbiamo una società (Alitalia) tutt'altro che solida, con un buco pari a circa 80 milioni di euro al mese. Ridurre i costi di tali cifre significa licenziare molte migliaia di lavoratori, tagliare le rotte che non siano più che remunerative, lasciare a terra o vendere gli aerei in sovrappiù. Insomma, ridurre Alitalia all'ombra di se stessa. Senza dimenticare che la IATA, l'associazione che raduna tutte le compagnie aeree, ha già avvisato che se Alitalia non darà prova di robuste garanzie, sarà declassata a compagnia aerea locale. Con buona pace di qualunque idea di rilancio.

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di Antonio Rispoli
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