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ALITALIA: PERDERANNO IL LAVORO IN 8.831 E L'ITALIA HA GIA' PERDUTO, IN SEI MESI, 5,6 MILIARDI DI EURO PARI AL 30,2% DELLA LEGGE FINANZIARIA


ALITALIA: PERDERANNO IL LAVORO IN 8.831 E L'ITALIA HA GIA' PERDUTO, IN SEI MESI, 5,6 MILIARDI DI EURO PARI AL 30,2% DELLA LEGGE FINANZIARIA
13/11/2008, 08:11

Le dichiarazioni sono sempre più truculenti, soprattutto da parte di chi non ha fatto niente per risolvere il problema: Sacconi, Bocchino, Bossi e Maroni, che chiedono il rispetto della legge senza nemmeno sapere di che cosa si parla.

Per esempio Sacconi, Ministro del Lavoro, minaccia la non applicazione delle normative previste per la cassa integrazione. Il Ministro dimentica di dire che la mobilità e la Cig, si attivano a richiesta delle imprese dopo una dichiarazione di crisi aziendale. Poiché non è ancora entrata in gioco la nuova Compagnia aerea, l’Alitalia è in amministrazione controllata, ma non ha avviato nessuna pratica di richiesta di mobilità o di integrazione salariale per i suoi dipendenti.

Per avviare le procedure di mobilità è previsto il pagamento di una quota da parte della azienda a copertura di una parte della integrazione salariale da erogare ai lavoratori espulsi dal processo produttivo.

Quello che molti non dicono, e che nessuno è in grado di garantire ai lavoratori il pagamento delle tredicesime e degli stipendi di Dicembre. Figuriamoci pagare le quote di mobilità.

Il problema è tutto nella decisione della Commissione Europea in merito al prestito da 300 milioni di euro che il Governo aveva erogato all’Alitalia.

Il 15 Novembre arriverà la decisione che sarà adottata dalla Commissione, ma già si conosce per grandi linee il merito dei provvedimenti. Il Commissario Europeo ai Trasporti: Antonio Taiani, uno dei più fedeli ed antichi collaboratori di Berlusconi, ha sostenuto la necessità dell’operazione C.A.I., mentre il prestito dovrà essere restituito perché è stato considerato un aiuto di Stato.

Questo significa che gli imprenditori privati non dovranno pagare questo debito, che sarà accollato alla vecchia Alitalia, che dovrebbe restituire allo Stato il prestito ricevuto. Poiché non è terminata la vicenda dell’acquisto da parte di C.A.I. dell’Alitalia, non ci sono in cassa i soldi necessari ne per pagare i 300 milioni del prestito ricevuto, ne tanto meno per pagare gli stipendi di dicembre, ne per avviare le pratiche di mobilità e di cassa integrazione.

Questa è la prima motivazione alla base degli scioperi in atto che non sono per difendere dei privilegi, ma sono scioperi di disperazione.

La seconda e significativa verità è depositata nella crudele realtà delle cifre degli esuberi e dei licenziati, finalmente resa pubblica:

a) La C.A.I. assumerà 12.369 dipendenti della Alitalia.

b) Gli esuberi sono 3.250d e per essi, sono previste le misure di mobilità e prepensionamento.

c) I lavoratori dipendenti di Alitalia ad oggi, sono 21.200.

Adesso sappiamo che l’operazione di salvataggio dell’Alitalia, ad opera di un gruppo di imprenditori patrioti, comporta una perdita di 8831 posti di lavoro, mentre la perdita economica e di 3,6 miliardi di euro più 1,7 miliardi di debiti accumulati sa Alitalia e più i 300 milioni del prestito da restituire.

I 3,6 miliardi di euro sono la differenza tra la offerta Air France di 4,7 miliardi di euro e quella presentata dalla C.A.I. di 1,1 miliardo di euro.

In conclusione nel giro di sei mesi, la arrogante politica del Governo Berlusconi ha comportato per il nostro paese, una perdita economica di 5,6 miliardi di euro, pari al 30,2% della Finanziaria in vigore.

Questa politica spiega perché bisogna tagliare sulla scuola, la ricerca e la pubblica amministrazione.

Ma torniamo agli esuberi ed alle nude cifre, ci sono 5.681 lavoratori che non compaiano ne tra gli assunti della nuova compagnia, ne tanto meno tra quelli in mobilità, chi sono e che fine faranno? Sono i lavoratori atipici, quelli non garantiti da niente e da nessuno, i dipendenti assunti a progetto, a tempo determinato, ad orario ridotto o in stage retribuiti o nei vecchi percorsi di contratti di formazione e lavoro. Questi lavoratori non sono considerati come esuberi, perché in caso di crisi non esistono, perdono di colpo il posto di lavoro e ne i sindacati confederali, ne i sindacati autonomi li rappresentano.

Ed ecco che sono bastati pochi aderenti al Comitato di base, per mobilitare i precari e per provocare una mobilitazione ed uno sciopero, tanto devastante quanto imprevisto. Per provocare la cancellazione di molte decine di voli, disagi gravi agli imbarchi e nei servizi alle piste ed agli equipaggi, è stata necessaria la mobilitazione delle migliaia di lavoratori espulsi dal processo produttivo senza nessun ammortizzatore sociale, senza stipendio per Natale e senza garanzie per il futuro.

Le minacce di non assunzione a chi non è mai stato garantito il lavoro ci sembra un’arma spuntata, così come minacciare l’intervento della polizia per liberare gli aeroporti ci sembra francamente fuori dal mondo.

I problemi non risolti, si incancreniscono, non era possibile immaginare una tale massa di licenziamenti senza garanzia, senza che ci fossero scoppi di rabbia, scioperi spontanei e disagi per tutti. Chi è senza prospettive fa esplodere la rabbia ed in questi casi il sindacato non può esprimere solo posizioni moraliste, su quello che è giusto o su quello che è sbagliato, deve pensare a difendere anche gli interessi di chi non ha diritti.

Un Sindacato che difende solo i garantiti è un Sindacato senza futuro.

Per far rientrare le azioni di lotta disperate e sconsiderate, occorre rilanciare la trattativa per un sistema di paracadute sociali che aiutino questi lavoratori, a superare questo momento difficile. In un periodo come quello che stiamo vivendo, non si tratta di perdere solo il posto di lavoro, si tratta di vedere sullo sfondo il rischio di una povertà concreta.

 

 

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di Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco
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