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Paesi ricchi temono il ritorno della fame

Allarme G20, piano contro il caro cibo


Allarme G20, piano contro il caro cibo
14/08/2012, 09:28

NEW YORK - I prezzi del cibo stanno aumentando a dismisura e un po’ ovunque, tanto che si parla già di emergenza globale. Così, il G20 ha deciso di intervenire: secondo il Financial Times, il 27 agosto si terrà una prima conference call tra i Paesi membri, in vista di una possibile riunione. Lo scopo è coordinare in anticipo le risposte, per prevenire situazioni come quelle che portarono alle rivolte in piazza del 2008.
Il problema dell’aumento dei prezzi è da ricollegare alla siccità (la peggiore nell’ultimo mezzo secolo), che ha colpito oltre metà del loro territorio, facendo diminuire del 17% la produzione di mais e cereali. Di conseguenza, il dipartimento all’Agricoltura si aspetta un effetto inflazione di almeno il 3% sui prezzi del cibo. Nello stesso tempo, le piogge anticipate che hanno colpito il Brasile hanno rovinato il raccolto della canna da zucchero, mentre i monsoni ritardati in India, le scarse precipitazioni in Australia, e le difficoltà produttive della Russia hanno aggiunto problemi ad una situazione già complicata.
Stando ai dati della Food and Agriculture Organization di Roma, tutti questi fattori sommati hanno provocato un aumento medio globale dei prezzi del cibo del 6%, solo nel mese di luglio. Secondo Abdolreza Abbassian, analista della Fao, “c’è il rischio potenziale che la situazione si sviluppi come nel 2007 e nel 2008”, anni in cui si sono verificate violente proteste, dall’Egitto ad Haiti, a causa di un forte aumento dei prezzi.
Oggi, la situazione pare essere la stessa ma per evitarlo si è ‘attivato’ il G20. L’organizzazione dei Paesi più ricchi al mondo sta preparando un primo appuntamento per il 27 agosto, in cui i membri si parleranno al telefono. Poi potrebbe seguire un vertice di emergenza, per coordinare le risposte e razionalizzare gli interventi. Questo summit rappresenterebbe il primo intervento del Rapid Response Forum, creato proprio per “promuovere discussioni anticipate riguardo condizioni anormali sul mercato internazionale”.
Il forum fa parte dell’Agricultural Market Information System, voluto dalla Francia come risposta alle crisi del 2007 e 2008. Per quanto fonti vicine al Financia Times stanno tentando di evitare il panico tra la popolazione, l’emergenza è evidente, al punto da richiedere interventi immediati.
I primi problemi da affrontare  sono quelli della disponibilità di risorse di riserva, in  modo da abbassare i prezzi e garantire i rifornimenti. Quindi si vorrebbe discutere anche i regolamenti nazionali che impongono di usare i biocarburanti, per abbassare le percentuali richieste e quindi liberare una maggiore quantità di raccolti per il consumo alimentare. Su questo piano gli Usa sono al centro del problema, perché le politiche ambientaliste per l’energia pulita hanno ottenuto che il 40% del mais sia convertito in etanolo, affinché il 9% del carburante venduto da ogni casa produttrice venga da questa fonte.
Il Renewable Fuel Standard, che impone tali regole, è sicuramente ben intenzionato, ma secondo molti analisti le sue percentuali non sono sostenibili in un momento di crisi come quello in corso.

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di Erika Noschese
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