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Il credito di Madrida passa da "AA+" ad "AA"

Anche la Spagna declassata da S&P


Anche la Spagna declassata da S&P
28/04/2010, 20:04

Dopo la batosta inflitta a Portogallo e Grecia, con i titoli di entrambi i paesi definiti senza mezzi termini "spazzatura", Standard & Poor's declassa anche la Spagna; facendo passare il rating prospettico dell'economia del paese neolatino dalla classe "AA+" alla classe "AA".
In una valutazione che è del tutto identica a quella degli elettrodomestici, il governo di Madrid perde dunque di credibilità e livello globale e si vede bollato come poco affidabile e vittima di prospettive di crescita economica decisamente poco esaltanti. Oltre all'attuale declassamento, infatti, gli esperti di S&P prevedono prospettive negative per la Spagna e quindi altri dowgrade futuri se non certi molto probabili.
"Crediamo che la stagnazione in cui si trova l'economia spagnola - si legge infatti nel documento pubblicato da Standard S Poor's - durerà più di quanto avevamo previsto in precedenza". Detto in soldoni, quindi, assicurare 100 milioni di titoli di Stato provenienti da Madrid, ad oggi, costerebbe circa 187.000 euro all'anno. Il tasso di crescita del Pil Spagnolo è difatti passato da un comunque poco gratificante 1% ad un ancor più fiacco 0,7% previsto tra il 2010 ed il 2016. Salito di conseguenza anche lo Spread delle polizze che assicurano contro il fallimento spagnolo; con 187 punti base raggiunti proprio in giornata (209 se si considerano Portogallo e Grecia).
Il ministro dell'Economia spagnolo Jose Manuel Campa, cerca disperatamente di recuperare una situazione sempre più disastrosa, dribblando il declassamento appena subito dal suo paese e spiegando a Reuters che "la cosa importante è rafforzare le misure di medio-lungo periodo per la crescita. Questo è lo scopo principale perchè di fatto la revisione del rating non mette in dubbio la nostra volontà di ridurre il deficit". E proprio riguardo al deficit Campa spara previsioni che sanno un po' di fantaecomico e parlano difatti di una riduzione che andrà dall'11,2% del 2009 ad appena il 3% entro i prossimi tre anni.

COULTON:"ITALIA MEGLIO MA OCCORRONO RIFORME"

E dopo le vecchie potenze di un tempo ridotte oramai in miseria, lo sguardo viene inesorabilmente puntato verso quello che è da sempre considerato tra gli anelli deboli dell'Ue. Eppure, il nostro paese, come sottolinea anche responsabile del rating sovrano italiano di FitchRatings 
Brian Coulton "non si è trovato in prima linea nella crisi bancaria e nella recessione globale e non lo è neanche nei recenti problemi che riguardano il debito sovrano dell'Eurozona".
"Questa valutazione -
osserva poi su Radiocor - riflette in parte i bassi livelli di indebitamento del settore privato, la mancanza di casi di salvataggio bancario e il ridotto deficit corrente". Grazie a queste convergenze favorevoli e ad "una politica fiscale responsabile con la decisione di non impegnarsi in stimoli fiscali discrezionali nel 2009, il deficit pubblico italiano si è attestato nel 2009 al 5,3%, molto meno di Grecia, Portogallo, Irlanda e Spagna". 
"Di conseguenza - spiega ancora l'esperto -  i problemi per la stabilizzazione del rapporto debito/pil nella fase di ripresa sono molto minori per l'Italia". Gli abitanti del bel paese possono dunque dormire sogni tranquilli? Non esattamente visto che, sempre secondo Coulton, i ratio debitori "sono elevati e la performance di lungo termine a livello di crescita e competitività è stata debole". Detto in parole povere, quindi, l'Italia dovrà far partire il prima possibile i piani d'azione economica a medio termine che erano stati programmati prima delle recessione globale per evitare la sorte dei "colleghi" neolatini ed ellenici.

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di Germano Milite
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