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Pesante taglio agli stipendi dei lavoratori pubblici

Anche Lisbona pensa ad un piano di austerity


Anche Lisbona pensa ad un piano di austerity
13/05/2010, 18:05

LISBONA - Dopo Grecia e Spagna, anche il Portogallo segue a ruota la strada del piano di riforma d'austerity per poter combattere il devastante deficit e portare l'attuale valore (9,4%) al 7,3 entro la fine del 2010 e al 4,3% nel 2011. Anche in questo caso le idee scarseggiano e così si ricorre in via automatica al netto taglio degli stipendi di chi lavora nelle strutture pubbliche
(-5% di compenso mensile) e all'aumento dell'Iva che passa dall'attuale 20% al 21%.
Per dare il buon esempio il primo ministro Jose Socrates, di comune accordo con il capo dell'opposizione Pedro Passos Coelho, ha però imposto un decremento anche per i guadagni dei politici. Dunque tasse più alte e stipendi più bassi sono considerate dagli amministratori portoghesi "misure cruciali per ristabilire fiducia nel Paese e per assicurare finanziamenti alla nostra economia". Del resto, Portogallo e Spagna, sono come oramai noto considerati i paesi più a rischio dalle agenzie di rating che, già nei giorni scorsi, hanno bollato i titoli di stato neolatini come assolutamente inaffidabili. La conseguenza è stata una pressante speculazione finanziaria ed un conseguente elevato rischio per la stabilità dell'intera eurozona. Socrates e i suoi dunque non hanno avuto scelta anche se, nell'abc dell'ecnomia gestionale di uno Stato, c'è scritto che per combattere la crisi di cassa l'ultima cosa da fare è proprio alzare le tasse impoverendo ulteriormente coloro che, come i cittadini-contribuenti, rappresentano l'unico potenziale volano per la ripresa economico-finanziaria.
E pensando all'Italia, eclatante è il caso di cialtroneria economica dimostrata nella gestione del deficit provocato dalla sanità in Campania. Tutto quello che i sedicenti esperti di economia e gestione hanno saputo proporre, infatti, è un indiscriminato quanto ingiusto aumento delle imposte per risanare il bilancio pubblico. Peccato che, il bel paese, sia già quello che conta la pressione fiscale più elevata d'Europa (soprattutto in proporzione alla pessima qualità dei servizi offerti). Insomma, ancora una volta, i destini dei popoli sono in mano ad autentici cialtroni senza idee. Più che crisi ecnonomica, in affetti, il mondo sembra patire la debilitante carenza di grandi statisti ed amministratori capaci.

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di Germano Milite
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