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Da Bankitalia: "La crisi ha indebolito le famiglie italiane"

Bce, Draghi: "Ripresa moderata nel 2012"

In tutta l'Eurozona, i prezzi caleranno a partire dal 2013

Bce, Draghi: 'Ripresa moderata nel 2012'
04/04/2012, 16:04

Lo spread comincia a crescere, ma occorre prudenza. E' questo il messaggio che lancia  il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi. "L'economia soffre ancora rischi al ribasso. Oggi discutere di una strategia dalle misure straordinarie della Bce contro la crisi sarebbe estremamente prematuro. Ci sono progressi sullo spread, ma il lavoro non è finito". Una via d'uscita sembra delinearsi all'orizzonte, ma è ancora presto per tirare un sospiro di sollievo. Il tasso di riferimento dell'Eurozona è al minimo storico dell'1%, i tassi sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi sono fermi all'1,75% e allo 0,25%. Piccoli passi si cominciano a fare verso l'exit-strategy: "La congiuntura si sta stabilizzando a livelli bassi. La crisi sarà moderata per il 2012". Draghi sottolinea che l'inflazione resterà sopra il 2% per tutto l'anno e che per vedere un calo dei prezzi bisogna aspettare l'inizio del 2013. Il presidente della Bce spiega che "è aumentata l'attività di emissione e alcuni segmenti dei mercati di finanziamento si sono riaperti. La domanda di credito resta debole, alla luce di una rallentata attività economica. Le banche non prestano denaro fondamentalmente per 4 ragioni. La prima è perché non hanno soldi in quanto non riescono a raccogliere fondi e qui noi siamo intervenuti. La seconda ragione è perché non hanno abbastanza capitale e qui la Bce non può fare niente. La terza è perché scontano un rischio di controparte e qui noi non possiamo fare niente. Infine, la quarta è la bassa domanda di credito". Non è il momento di adagiarsi sugli allori e Mario Draghi lo ricorda, affermando che "il progresso in tutti i Paesi dallo scorso novembre è stato straordinario. Ora questo lavoro in Europa dovrebbe iniziare a produrre crescita".
In Italia il rallentamento della crescita si è fatto sentire in questi ultimi anni. Ancora oggi il Paese ne porta le ferite. In un rapporto il vicedirettore generale di Bankitalia Anna Maria Tarantola spiega cosa è successo dal 2009 a oggi. Nella tarda primavera di tre anni fa, circa 480 mila famiglie hanno dovuto sostenere almeno un figlio che aveva perso il lavoro nei dodici mesi precedenti e le risorse impiegate per sostenerlo non sono venute solo dai redditi di lavoro, ma spesso dalle pensioni. "La via intrapresa dal governo con il decreto legge in materia di sviluppo, con quello sulle semplificazioni e con il disegno di legge sui temi del lavoro hanno come obiettivo lo sviluppo - sottolinea Tarantola -. Il compito cui è chiamata la politica economica del nostro Paese è ridurre la vulnerabilità finanziaria e questo accade rafforzando il ritmo di crescita della nostra economia, riavviando lo sviluppo con misure strutturali". Il vicedirettore di Bankitalia fornisce anche qualche numero in merito soprattutto al sempre maggior divario tra la condizione economica e finanziaria dei giovani e quella del resto della popolazione. Tra il 2008 e il 2010 la quota di famiglie povere in base al reddito e alla ricchezza "è cresciuta di circa un punto percentuale per il campione nel suo complesso e di circa cinque punti per le famiglie dei giovani. Durante la fase acuta della recessione, nel 2008-2009 la caduta dei redditi familiari ha raggiunto in Italia il 4% a fronte di una riduzione del Pil del 6%".

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di Emanuele De Lucia
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